I sentieri di pietra di Ligios in mostra alle vigne Surrau

“Crastos” paesaggi della Sardegna dal 1995 al 2021 in 30 scatti Dalle falesie di Pedra Longa alla Basilica di Saccargia, un’istallazione tra i filari

Un vigneto con 36 mila ceppi di vite protette dalle guglie granitiche dei Monti Mola zona Porto Cervo, dagli speroni di porfido di Monti Canaglia di San Pantaleo. Qui, vigne d’arte Surrau del mecenate Tino Demuro, in una campagna disegnata dal Dio della Gallura, tra foglie ingiallite e bruciacchiate di vermentino e cannonau, trovate una galleria bucolica da Uffizi con trenta gigantografie in bianconero di Tore Ligios, Sardus Pater della fotografia tra Carloforte e La Maddalena. Nell’allestimento c’è anche l’estro di un’architetta veronese, Cecilia Olivieri. Il titolo della mostra è “Crastos. Sentieri di pietra, 1995-2021”.

Ci si emoziona a vedere queste immagini che raccontano i nuraghi e il mare, trovate il tacco dei tacchi d’Ogliastra, quello di Perda Liana, “sa titta ’e sa terra” l’ha definita il botanico Ignazio Camarda. Scoprite che quel nuraghe lato Carlo Felice nei pressi di Macomer lo aveva fotografato, nel 1854, Édouard Delessert, nato in una famiglia di banchieri calvinisti e girovago impenitente. Era stato folgorato da quel monumento in pietre vulcaniche – Nuraghe Ruggiu – che sorge nell’altura di Filigosa dominata dall’omonima necropoli e che sembra proteggere e vigilare sul capoluogo del Marghine-Planargia. Trovate la falesia di Pedra Longa, coste di Baunei, 123 metri, dolmen di pietra tra mare e cielo, lo stesso che nel 1974 aveva visto Lina Wertmuller «travolta da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto».

Mostra che va vista, non raccontata. C’è da stupirsi nel vedere le foto di Ligios stampate direttamente su lastre d’alluminio, ovviamente trattate per resistere a temporali di vento, acqua e grandine e ben ancorate su cornici in metallo.

Questa è una Sardegna che non smette di sorprendere con manifestazioni originali di creatività. Incontrate i giganti di Monte Prama, la foresta pietrificata di Bulzi, le colonne sul mare di Cabras lato san Giovanni di Sinis e la stele di Antas a Fluminimaggiore, i dodici chilometri della spiaggia del Poetto di Cagliari, la basilica del 1116 di Saccargia, il villaggio di Serra Orrios di Dorgali. È un viaggio per la Sardegna più autentica: col castello di Meridiana di Villanova Monteleone dove osarono i Doria sopravvissuti alla distruzione ordinata dal re d’Aragona, il dolmen di Sa Coveccada di Mores forse risalente alla Cultura di Ozieri, la necropoli di Sas Concas di Oniferi. Eccetera, eccetera. Basta salire su un’auto, dirigersi ad Arzachena e vedere, a costo zero, nove ettari di vigna curata come il salotto di casa.

Mostra raccontata dallo stesso Antonio Ligios. «Ho utilizzato la caratteristica principale della Sardegna. Quella che ha sempre colpito i visitatori che da secoli sono sbarcati nell’Isola e ben sintetizzata dallo scrittore inglese David Herbert Lawrence nel libro Sea and Sardinia: “stone, stone, stone”. Monumenti preistorici, grotte, opere ciclopiche, castelli, vie di comunicazione, petroglifi, cippi, chiese, lapidi, sculture: sos crastos, insomma. Le pietre, che hanno accompagnato la vita dell’uomo fin dai suoi albori e testimoniano il tempo che trascorre. Non è per caso che le più grandi civiltà del passato hanno affidato alla pietra la loro permanenza nel mondo Da questa visione il titolo: “Crastos”, pietre appunto in lingua sarda».

Dopo il vigneto, la sala briefing della cantina. Dopo i saluti del padrone di casa e del sindaco Roberto Ragnedda, è stata presentata l’opera omnia di Ligios sui vent’anni di mostre a Su Palatu. Vent’anni di mostre citate in tutto il mondo. È stato detto che la fotografia di Ligios sta a Villanova Monteleone come la letteratura sta al festival della letteratura di Mantova. Perché Ligios è stato il primo – e forse unico – a indicare rimedi non folcloristici contro lo spopolamento e l’afasia culturale in Sardegna.

La mostra, pensata come istallazione permanente, sarà visitabile tutto l’anno con gli orari della cantina: dalle 10 del mattino alle 10 di sera.

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