Viaggio coraggioso oltre la solitudine
Il vissuto della vedovanza nel nuovo libro del sociologo Alberto Merler
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SASSARI. Restare soli, perdere la persone più cara al mondo, ma dover comunque andare oltre, «proseguire nel cammino dell’esistenza». È il tema del nuovo libro di Alberto Merler, “Oltre la solitudine” (Editrice Ave, 124 pagine, 13 euro), con particolare riferimento al vissuto della vedovanza. «Si sa che l’elaborazione della perdita differisce da persona a persona, come processo intimo e profondo. Possono non bastare più, in determinati casi, gli appelli alla memoria comune condivisa, ai forti vincoli affettivi del passato e a quelli del presente che, in assenza della persona venuta a mancare, che ne formava il legame essenziale, risultano ormai affievoliti», scrive Merler, già professore ordinario di Sociologia all’Università di Sassari, con esperienze in più realtà del mondo (oggi svolge le sue attività di ricerca come impegno civico). Il tentativo – maturato in parte nel corso del lockdown – è di rispondere alle domande che sorgono quando ci si viene a trovare in «solitudine permanente non per scelta propria ma per imposizione delle circostanze, come è il caso della vedovanza» e si elabora un «personale modo per reagire o per soccombere» a ciò che si identifica come «ingiustizia subita ad personam». Un’esperienza, quella del dover vivere da soli, che Merler paragona al viaggiare per «analoghi gesti pratici e strategie gestionali». Situazioni in cui è fondamentale «la piena necessità del coraggio, della grinta e della fiducia nelle proprie forze per affrontare il tutto con realismo di perseveranza. Il che è facilitato se esistono significativi incoraggiamenti morali e affettivi».
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