Giannini: «Mi ha inventato, le devo tutto»
di Nicoletta Tamberlich
Il ricordo dell’attore: «Lavorare con lei? Ci si divertiva tanto, ma era anche molto esigente»
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ROMA. «A Lina Wertmuller devo tutto, a questa grande donna, regista lungimirante, che mi ha inventato. Se il suo sguardo non si fosse soffermato su di me forse avrei avuto un destino diverso, da perito elettronico. Oggi, se sono qui, riconosciuto come un attore a livello internazionale, è grazie a lei che mi ha dato consigli importanti, mi ha plasmato, insieme abbiamo formato un sodalizio formidabile: i suoi primi piani nei quali era maestra assoluta, e che mi hanno immortalato mi hanno reso quello che sono, grazie a lei ho avuto la mia stella Walk of Fame a Hollywood, ciao amica mia, mi spiace solo che in Italia non tutti ti hanno apprezzata, anzi in molti in certi momenti snobbata, ma il mondo è fatto di invidia, all'estero invece ti hanno riconosciuto quello che in un parola sola ti definisce genio». Giancarlo Giannini, l'attore legato più di tutti alla regista Lina Wertmuller, nove le pellicole girate insieme a partire da “Pasqualino Settebellezze (opera che valse la candidatura all'Oscar alla regista, la prima volta in assoluto per una donna, e a Giannini quella per miglior attore, per un totale di quattro candidature) esprime il suo dolore per la perdita dell'amica di una vita.
Ricorda Giannini, che Lina veniva dalla scuola di Fellini, è stata sceneggiatrice, autrice di teatro «sapeva cantare, ballare. Ma era dotata di un grandissimo senso dell'umorismo; lavorare con lei era un gioco, anche se molto faticoso non una passeggiata visto che come tutti i grandi professionisti aveva una cura maniacale per i dettagli, nulla le sfuggiva, si stava sul set fino a notte».
E proprio con Giannini e Mariangela Melato, Lina Wertmuller girò altri due film memorabili che hanno segnato la storia della commedia italiana: “Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto” e “Mimì metallurgico ferito nell'onore”. «Oggi – dice Giannini – i registi italiani vogliono cambiare il mondo, Lina ed io volevamo solo divertici. Ma sul era anche molto esigente, molto professionale. Aveva troupe di centotrenta persone, dirigerle non era facile, ma lei controllava alla perfezione tutto». «Aveva – aggiunge Giannini – una qualità particolare: riusciva a comprendere non solo a 360 gradi i personaggi, ma gli attori che dovevano interpretarli, ogni set era una sorta di grande seduta di analisi. Poi mettici tutta l'allegria del mondo. E si lavorava tanto, tanto».
Ricorda Giannini, che Lina veniva dalla scuola di Fellini, è stata sceneggiatrice, autrice di teatro «sapeva cantare, ballare. Ma era dotata di un grandissimo senso dell'umorismo; lavorare con lei era un gioco, anche se molto faticoso non una passeggiata visto che come tutti i grandi professionisti aveva una cura maniacale per i dettagli, nulla le sfuggiva, si stava sul set fino a notte».
E proprio con Giannini e Mariangela Melato, Lina Wertmuller girò altri due film memorabili che hanno segnato la storia della commedia italiana: “Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto” e “Mimì metallurgico ferito nell'onore”. «Oggi – dice Giannini – i registi italiani vogliono cambiare il mondo, Lina ed io volevamo solo divertici. Ma sul era anche molto esigente, molto professionale. Aveva troupe di centotrenta persone, dirigerle non era facile, ma lei controllava alla perfezione tutto». «Aveva – aggiunge Giannini – una qualità particolare: riusciva a comprendere non solo a 360 gradi i personaggi, ma gli attori che dovevano interpretarli, ogni set era una sorta di grande seduta di analisi. Poi mettici tutta l'allegria del mondo. E si lavorava tanto, tanto».
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