Anni ’30. Mussolini ha detto che il banditismo sardo è finito, ma i latitanti non gli danno retta

Benito Mussolini

Omicidi e sequestri: continua il terrore nelle campagne. La fucilazione di Pintori a Pratosardo diventa uno spettacolo

« Il banditismo sardo è finito», aveva detto Mussolini dopo la morte di Samuele Stochino, nel 1928. Ma le cronache del 1932 lo smentiscono: solo nella seconda metà dell'anno si registrano tre sequestri ( il pastore Isidoro Rubanu a Orgosolo: non tornerà più; un milite della Milizia ad Olzai, poi liberato; Elia Casu a Bitti, scomparso). Ad Austis, in settembre, cade in un conflitto a fuoco l'appuntato dei carabinieri Selenu. Verso la fine dell'anno vengono uccisi in conflitto tre pericolosi latitanti: Antonio Gallisai, Pietro Pintore (ricercato per il sequestro Casu), Salvatore Modolo. «La situazione è preoccupante», scrive il prefetto.

Intorno a Nuoro ha cominciato a operare, dall'inizio degli anni Trenta, una banda che si farà sempre più minacciosa. Ne sono a capo due fratelli di Bitti, Giovanni e Antonio Pintori (Pintore secondo altre fonti). Spadroneggiano nelle campagne e sono un continuo pericolo per la sicurezza pubblica. La loro impresa più efferata nel luglio del 1933: sulla strada fra Nuoro e il Goceano bloccano l'auto del podestà di Bono, che sta tornando a casa, con la sua famiglia, dalla festa di San Cosimo a Mamoiada. Rapiscono la figlioletta, Maria Molotzu, 7 anni. La trascineranno con sé in una ridda di marce e di spostamenti da un rifugio all'altro. La bambina muore, con ogni probabilità per la fame, il freddo e la fatica che ha dovuto soffrire.

Ma la resa dei conti non è lontana. Nel settembre del 1934 c'è un primo conflitto a fuoco con i carabinieri: Giovanni Pintori resta ucciso sul terreno. Il mese dopo in un altro scontro viene ucciso un componente della banda, il latitante Cristoforo Marras, e viene catturato Antonio Pintori. Sarà lui a rivelare il luogo dov’ è sepolta la bambina. Nel maggio 1935 il bandito viene processato dalla Corte d'assise, a Nuoro, e condannato a morte. Sarà fucilato il 28 marzo del 1936 a Pratosardo, alla periferia di Nuoro: una folla straripante è accorsa ad assistere al macabro spettacolo, da Bitti sono venuti anche i bambini (c' è una testimonianza in proposito dello scrittore bittese Michelangelo Pira, che aveva allora soltanto otto anni).

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