Matrix: ritorno nostalgico e cerebrale
di Francesco Gallo
Dal 1° gennaio nelle sale il quarto episodio della saga, sempre con Reeves e Moss
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ROMA. Quando si tratta di “Matrix Resurrections”, quarto episodio della saga, la critica, in genere tiepida nell’usare un certo armamentario terminologico, mette mano alla metafisica e non si preoccupa troppo di citare Jean Baudrillard, luddismo, metaverso e soprattutto transizione (mancano all’appello buddismo ed iniziazione).
Eppure in questo episodio, inevitabilmente nostalgico e forse anche troppo cerebrale, pesa anche un altro elemento non da poco: l’elaborazione del lutto. Di fatto, in sala dal primo gennaio, arriva il quarto capitolo della saga cinematografica di fantascienza interrotta nel 2003, con l’ultimo episodio della trilogia a firma delle sorelle Lana e Lilly Wachowski, a quei tempi ancora i fratelli Larry e Andy.
Dopo una cosa non da poco come la transizione transgender e un lutto, come mai è la sola Lana a dirigere il nuovo film con protagonisti sempre Keanu Reeves e Carrie-Anne Moss, alias Neo e Trinity? Lei lo spiega così: «Mio padre è morto, dopo poco è morto anche un mio amico e subito dopo mia madre. Non sapevo davvero come elaborare quel tipo di dolore – dice la regista – . Sapevo che le loro vite stavano per finire, eppure è stato davvero difficile. Ma all’improvviso ho pensato a Neo e Trinity, probabilmente i due personaggi più importanti della mia vita. È stato davvero confortante farli rivivere, è quello che fanno le storie: ci confortano». Tornando a Matrix resurrections l’interrogativo è sempre lo stesso: la realtà in cui vivo è una illusione? Per uscire da questo dilemma Neo dovrà capire ancora una volta quale strada percorrere e quale pillola ingerire? Ma questa volta cercherà anche di ritrovare l’amore della sua vita, l’iconica guerriera Trinity che ora è Tiffany, moglie e madre di tre figli.
La critica Usa, comunque, ha accolto tiepidamente il film. Chi lo attaccato lo ha fatto ha parlato di «autoreferenzialità». Altri, all’opposto hanno definito Matrix Resurrections un film che non aggiunge molto, ma che comunque non riesce a rovinare il passato.
Eppure in questo episodio, inevitabilmente nostalgico e forse anche troppo cerebrale, pesa anche un altro elemento non da poco: l’elaborazione del lutto. Di fatto, in sala dal primo gennaio, arriva il quarto capitolo della saga cinematografica di fantascienza interrotta nel 2003, con l’ultimo episodio della trilogia a firma delle sorelle Lana e Lilly Wachowski, a quei tempi ancora i fratelli Larry e Andy.
Dopo una cosa non da poco come la transizione transgender e un lutto, come mai è la sola Lana a dirigere il nuovo film con protagonisti sempre Keanu Reeves e Carrie-Anne Moss, alias Neo e Trinity? Lei lo spiega così: «Mio padre è morto, dopo poco è morto anche un mio amico e subito dopo mia madre. Non sapevo davvero come elaborare quel tipo di dolore – dice la regista – . Sapevo che le loro vite stavano per finire, eppure è stato davvero difficile. Ma all’improvviso ho pensato a Neo e Trinity, probabilmente i due personaggi più importanti della mia vita. È stato davvero confortante farli rivivere, è quello che fanno le storie: ci confortano». Tornando a Matrix resurrections l’interrogativo è sempre lo stesso: la realtà in cui vivo è una illusione? Per uscire da questo dilemma Neo dovrà capire ancora una volta quale strada percorrere e quale pillola ingerire? Ma questa volta cercherà anche di ritrovare l’amore della sua vita, l’iconica guerriera Trinity che ora è Tiffany, moglie e madre di tre figli.
La critica Usa, comunque, ha accolto tiepidamente il film. Chi lo attaccato lo ha fatto ha parlato di «autoreferenzialità». Altri, all’opposto hanno definito Matrix Resurrections un film che non aggiunge molto, ma che comunque non riesce a rovinare il passato.
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