Archeologia, lo sguardo nuovo sul nostro passato

Oggi studi anche sui secoli vicini. Le idee pionieristiche di Sassari in un convegno a Firenze

Non più a caccia di tesori, ma di storia e di storie, una caccia che oggi appare senza più limiti cronologici. Anche questa è l’archeologia del terzo millennio, ma con idee e visioni maturate già negli ultimi decenni del Novecento.

Si è tenuto a Firenze nei giorni scorsi, nel prestigioso auditorium del Palazzo dei Congressi, un convegno nel quale ricercatori di tante Università e Istituti nazionali (dalla Puglia, al Veneto, all’Emilia-Romagna, al Trentino e alla Sardegna) hanno presentato al grande pubblico i risultati di scavi e indagini archeologiche realizzate sui resti dei secoli più recenti, fino al Novecento e alla piena età contemporanea.


LO STATO DELL’ARTE
Che cosa sta succedendo dunque oggi all’archeologia, come sta cambiando questa scienza che il pubblico identifica da sempre con l’antico? Il passaggio è semplice: da tempo l’archeologia ha maturato la consapevolezza del suo essere anche (o soprattutto, per alcuni) antropologia e sociologia delle società del passato, indipendentemente dalla cronologia.

Oggi molti archeologi riflettono come l’archeologia sia essenzialmente un modo di fare storia, basato sulle fonti materiali, cioè sui resti del passato (che siano sepolti o meno). E qui sta il bello. Pensata come un modo di fare storia svincolato dal tempo storico, l’archeologia esplora oggi un passato che può essere anche un passato molto recente, soprattutto se lo misuriamo con il metro dell’immaginario collettivo dell’archeologia.

Un sentire comune che identifica i luoghi dell’archeologia con Pompei, con l’Egitto, con la Roma antica, con i Nuraghi e con la Magna Grecia.

IL PASSATO VICINO
Utilizzata invece come una metodologia della ricerca storica, l’archeologia si è di recente spinta a esplorare anche i secoli più vicini a noi, come l’Ottocento o il Novecento. Forte delle sue originali metodologie e della consapevolezza di essere in grado di produrre pagine di storia assenti nei documenti scritti, l’archeologia quindi ha iniziato a cimentarsi con i secoli dell’età moderna e contemporanea.

Proprio di questo si è parlato nel recentissimo convegno fiorentino, ma non è da oggi che l’archeologia va verso queste nuove direzioni. Oggi il pubblico – è vero – può essere anche abbastanza abituato a sentire parlare di archeologia del Medioevo. Questo in particolare in Sardegna, in Toscana o in altre regioni italiane. Pensiamo solo agli scavi dei nostri castelli sardi, come Bosa, Monteleone Rocca Doria, Castelsardo, Acquafredda a Siliqua. Ma anche ai villaggi, il grande villaggio di Geridu a Sorso, quello di Bisarcio a Ozieri, a scavi e ricerche sulle chiese, come San Gavino a Porto Torres, San Nicola a Sassari, sui monasteri, pensiamo a Saccargia, Tergu, Orria Pithinna a Chiaramonti.

E all’archeologia nelle capitali dei regni giudicali, come Oristano e Ardara, agli scavi nelle città in perenne trasformazione, con le importanti scoperte degli ultimi decenni ad Alghero, Sassari, Olbia e Cagliari. Su queste ricerche, giornali, televisioni e web ogni tanto c’informano, ci aggiornano e il pubblico più attento conosce queste realtà.

L’ISOLA E GLI STUDI
Mai o quasi mai, invece, di un’archeologia che si spinga oltre il Medioevo. Quasi un paradosso, in particolare per la Sardegna, visto che la proposta di uno sguardo lungo dell’archeologia ai secoli successivi il Medioevo, in Italia, è nata proprio nell’Isola, con un grande convegno internazionale che si tenne nell’Università di Sassari nel 1994.

Quella proposta sassarese, che tracciò in modo pionieristico la strada italiana di un’archeologia postmedievale, proiettata fino alla piena età contemporanea, diede vita a una rivista scientifica internazionale con quel nome, che ha la sua redazione a Sassari e che compie oggi 25 anni di vita. Oltre 5.000 pagine pubblicate, centinaia di saggi, migliaia di fotografie e, nel 2021, il prestigioso riconoscimento nazionale di rivista di “fascia A”, ovvero della più alta qualità scientifica.

IL VALORE DELLA MEMORIA
Un recente volume della rivista, pubblicato nel 2020, è dedicato all’archeologia della Prima Guerra Mondiale, dove si illustrano i ritrovamenti avvenuti in Francia sul fronte franco-tedesco del nord del paese, che hanno provocato un impatto forte nel pubblico francese e attivato una riflessione sulla necessità di “memorializzare” il passato, con forme di valorizzazione. Fino ad arrivare ai resti dei campi di prigionia dei prigionieri austro-ungarici nell’isola dell’Asinara, finalmente documentati sul terreno e riconosciuti, sia pure da tracce talvolta assai labili. Di questi e di altri casi si è discusso al convegno di Firenze, arrivando a spingere all’estremo l’applicazione dei metodi della ricerca archeologica fino al presente, ai ghetti dei braccianti emigrati del Tavoliere pugliese, ai resti degli sbarchi a Lampedusa, allo studio dei rifiuti delle società contemporanee come specchio di comportamenti, mentalità e rapporti sociali, una via che ha però dei precedenti importanti già nel 1974, in America, con le ricerche dell’Università di Tucson in Arizona. Questo sguardo più lungo dell’archeologia, che supera la barriera del Medioevo e viene verso il presente è prima di tutto un metodo di decodificazione della realtà e ha delle conseguenze pesanti, anche in Sardegna.

IL PATRIMONIO SARDO
Un esito immediato e misurabile è indubbiamente la crescita esponenziale del patrimonio archeologico sardo, la moltiplicazione del numero dei siti archeologici dell’Isola, pensiamo solo alle centinaia di villaggi abbandonati tra la fine del Medioevo e il Novecento in Sardegna e non ancora identificati sul terreno. Ma esiste anche un effetto psicologico sui territori e sulle comunità locali, che vedono la possibilità di avvicinarsi a un passato più prossimo di quello “archeologico” inteso nel senso tradizionale del termine. L’archeologia dei secoli più recenti può diventare un nuovo strumento di coesione sociale, con il quale le comunità locali riflettono in modo attivo sul proprio passato prossimo e su se stesse in quanto comunità di eredità, anche secondo le indicazioni della Convenzione europea di Faro sul patrimonio culturale, ratificata con ritardo, soltanto nel 2020, dal Parlamento italiano.

*Ordinario di Archeologia Università di Sassari


 

WsStaticBoxes WsStaticBoxes