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Amadeus: «Il mio festival da “Brividi”»

Angela Majoli
Amadeus: «Il mio festival da “Brividi”»

Edizione con numeri straordinari e probabile quarta volta per l’anno prossimo

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SANREMO. A cantargli il «peana» è venuto l'ad della Rai in persona, Carlo Fuortes, pronto a lanciare il festival quater: «Squadra che vince non si cambia. Sarebbe pazzesco non partire da questo successo, ma dobbiamo parlarci e il primo a volerlo deve essere Amadeus». E lui, il condottiero che torna vincitore dalla battaglia, è «onorato della proposta», ma prende tempo: «Ringrazio l'ad, ma come ha detto Fuortes dobbiamo ragionare a menti riposate. Fare Sanremo per me è un lavoro molto lungo. C'è bisogno di idee, di forza, di prendere le cose in maniera molto seria. Avremo modo di vederci e chiacchierare serenamente. La Rai è casa mia».

L'ex ragazzo di via Massena, il giovanotto di Radio Deejay che da bambino sognava di fare il bravo presentatore, l'ex gaffeur che ora fa il “passo indietro” con le partner femminili e regala fiori anche agli uomini, ha imparato le arti della riflessione e della diplomazia: «Deve partire tutto dalla mia testa, ecco perché i sì e i no non vanno detti a caldo, dopo una notte in cui ho dormito tre ore».

Il trionfo, però, se lo gode tutto: gli ascolti stellari, 11,2 milioni e il 58.4% di share medio, il record della raccolta pubblicitaria da 42 milioni, il boom sui target più giovani. «Diciamo che il mio primo festival ha fatto “Rumore”, il secondo ha fatto stare “Zitti e buoni”, il terzo è da “Brividi”», scherza citando i brani vincitori. «È una giornata speciale, una di quelle che voglio ricordarmi per sempre. Il primo anno, il 70° Sanremo, con Fiorello, è stato il festival dell'assembramento, della gioia, sembrava di vivere un sogno. L'anno dopo siamo piombati nel dramma: è lì che ho deciso di dare al pubblico, soprattutto ai più giovani, chiusi in casa, il loro festival. È nata così l'edizione della rivoluzione musicale, dei Maneskin e del record della raccolta pubblicitaria. Quest'anno siamo ripartiti dalla musica in gara: i miei superospiti erano i concorrenti, ringrazio loro e le case discografiche, alcuni pur di esserci mi hanno mandato anche più di un pezzo».

Il ringraziamento abbraccia i vertici, a partire dall'ad che gli ha dato «piena fiducia», il direttore di rete Stefano Coletta che «ha condiviso ogni scelta», «la redazione» e «tutti i reparti della Rai». Una menzione speciale va a Fiorello, «perché il primo anno ha accettato di fare Sanremo, il secondo si è caricato sulle spalle il festival, il terzo è venuto appositamente per fare qualcosa per me fondamentale: partire bene. Se segni nei primi quindici minuti la partita prende un altro percorso».

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