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Il thriller: la Sardegna del 2038 in limba

Giuseppe Corongiu esce con il romanzo in sardo “S’intelligèntzia de Elias”: l’isola in un futuro inquietante governata dall’intelligenza artificiale. Un giornalista fallito indaga sulla misteriosa morte di una ragazza


20 giugno 2022


Corposo e imponente, come mai era successo prima. Sperimentale e provocatorio, come soltanto un romanzo può fare e osare. Eppure, «non è un azzardo, ma un’espressione sincera d’arte (e anche d’amore) che cerca la sua giusta collocazione, senza conflitti, nel panorama culturale isolano» assicura Giuseppe Corongiu, alla seconda prova narrativa con questo suo romanzu in limba sarda “S’intelligèntzia de Elias”, da appena qualche mese nelle librerie per i tipi dell’editore Janus. Un vero e proprio thriller fantascientifico che proietta la Sardegna in un futuro inquietante, dove a governare la terra dei nuraghi è un programma di intelligenza artificiale: più efficiente, neutrale e migliore di una giunta e un consiglio regionali fatti di uomini e donne volubili e malleabili? Chissà, al lettore il gusto di scoprire la trama e dunque la risposta.

Nato a Laconi, classe 1965, da una vita a Cagliari, Giuseppe Corongiu stavolta immagina una Sardegna post 2030 che ha sconfitto il Covid e naviga verso il futuro nel bel mezzo della rivoluzione intercontinentale basata sui nuovi apporti tecnologici dell’intelligenza artificiale. Un giornalista fallito a caccia di rivincite, Elias Dessanay, si ritrova a indagare sulla misteriosa morte di una ragazza trovata cadavere nel capoluogo isolano, in un sottopassaggio dell’Asse mediano... La novità assoluta del romanzo, di quasi 500 pagine, è che è scritto interamente in sardo. Corongiu fa un uso moderno della lingua, discendente diretta della tradizione del sardo illustre letterario, filtrata dalla ortografia adottata dalla Regione nel 2006 con la Limba sarda comuna. Esponente di spicco del movimento linguistico e identitario della Sardegna, Corongiu si è occupato in prima persona di politiche linguistiche regionali, dal 2004 al 2014. Dirigente della Pubblica amministrazione, giornalista, traduttore, è autore di numerosi studi, opere politiche e saggi sulla difesa e promozione delle minoranze linguistiche. Con questo romanzo, “S’intelligèntzia de Elias”, è alla sua seconda prova nel campo della narrativa in lingua sarda dopo l’uscita nel 2019 di “Metropolitània e àteros contos tòpicos, distòpicos e utòpicos”. Già in quella prima prova, Corongiu aveva dato un taglio netto con la letteratura in sardo prodotta in passato, affrontando tematiche contemporanee e futuribili, dove persino l’uso di neologismi in limba è quasi d’obbligo, a dimostrazione che il sardo è una lingua viva e vegeta e sempre in movimento come qualsiasi altra lingua del mondo.

Corongiu: già con “Metropolitània” ha giocato d’azzardo... Stavolta si è spinto anche oltre... Sta mettendo a dura prova il sardo? «Spero di no – risponde subito –. Metto a dura prova le mie capacità in una realtà purtroppo non troppo favorevole alla nostra lingua regionale di minoranza. Abbiamo una percezione del sardo come lingua “anormale”, per non dire dialettale o subalterna, e allora gli usi scontati in altri idiomi, nel sardo ci sembrano provocazioni. Ma, se invece, per un attimo, diamo al sardo la stessa considerazione che abbiamo per altre lingue, ecco che un romanzo come quello che racconta le gesta di Elias appare nella sua giusta luce. Un bel libro (spero) – sorride Corongiu – scritto nella lingua propria di questa terra».

Una terra, un’isola, attraversata da un viaggio lungo il tempo, tra il 2030 e il 2038, lungo un domani ormai prossimo, nel quale la distopia è uno strumento per descrivere speranze mai sopite e problemi irrisolti dell’oggi. Il protagonista, antieroe pieno di vizi e difetti, agisce in competizione e collaborazione con Edoardo Curreli, alto ufficiale dei carabinieri in forza ai Servizi segreti.

Lo stesso cronista racconta, attraverso flussi di coscienza, una vicenda che si snoda in un thriller politico-sociale contrassegnato da uno scenario fatto di disperazione generazionale, conflitti familiari, sesso malato, denuncia civica, autodeterminazione mancata, lingua negata, ipocrisia del sistema politico-culturale, spopolamento, contrapposizione città-campagna, false riforme, colpe ataviche, crisi editoriali, classe dirigente inadeguata e parassitaria. Tra colpi di scena, sorprese, personaggi ambigui e vicende rocambolesche, Elias Dessanay, dopo tante bugie, scoprirà la verità e diventerà, particolare che racconta Curreli nell’incipit, protagonista di una svolta clamorosa nella storia sarda...

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