La Nuova Sardegna

L’intervista

Vladimir Luxuria: «Mi picchiarono e mi sentii leader lgbt. Mussolini-Gardini? Non porto rancore»

di Alessandro Pirina
Vladimir Luxuria: «Mi picchiarono e mi sentii leader lgbt. Mussolini-Gardini? Non porto rancore»

L’attrice, opinionista ed ex deputata si racconta: «Per la prima volta ho votato alle primarie del Pd. Auspico una alleanza tra M5s e sinistra»

02 aprile 2023
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Quando sente pronunciare la parola Sardegna scatta subito: «Che bello! Quando mi invitate?». Sì, perché lei la Sardegna l’ha girata in lungo e largo, da Cagliari a Sassari, da Mamoiada ad Alghero. È stata nell’isola a teatro, in tv, come attrice, attivista, parlamentare. Perché, in effetti, Vladimir Luxuria ha un curriculum che prende varie direzioni. Ma tutte legate da un comune denominatore: la battaglia per i diritti e le libertà. Ex deputata, attivista, attrice, scrittrice, drammaturga.

Oggi chi è Vladimir Luxuria?
«Effettivamente sono molto poliedrica, versatile. Ho fatto tante cose. Ho scritto libri, sceneggiature, programmi radiofonici, ho lavorato in tv. E poi l’attivismo, la politica. Cerco sempre di esprimermi indipendente dalla forma. Sono un po’ trans anche in questo (ride, ndr)».

Quando ha deciso di battersi per la causa lgbt?
«Non ho deciso, mi è venuto spontaneo. La mia prima azione politica fu sul viale della stazione di Foggia. C’era una panchina su cui si ritrovava la comunità lgtb di allora. Facevamo spettacolini di strada, cantavamo Mina, Vanoni. Un giorno una macchina inchiodò e scesero quattro uomini con delle spranghe. Ci minacciarono. Improvvisamente vidi cambiare lo sguardo dei miei amici, lessi in loro la paura. A me, invece, venne spontaneo affrontare queste persone: “perché dobbiamo andarcene?”. Ci rimisi un cazzotto a un occhio, ma sarebbe stato più doloroso subire le minacce. Nello sguardo dei miei amici lessi una sorta di ringraziamento e per la prima volta mi sentii leader».

Cosa prova quando ripensa a quel bambino che non si riconosceva nel suo corpo?
«Una grande tenerezza, è il fratellino che porto dentro di me. Io non ho mai ripudiato o rinnegato le mie origini anagrafiche, non ho mai bruciato foto. Quello che sono oggi è grazie a quello che ero ieri. Ero un bambino pieno di contrasti, con una grande fantasia ma anche malinconico. Già a otto anni avevo capito che non mi riconoscevo nel sesso maschile e avevo paura per il mio futuro».

Da Foggia a Roma: come visse il passaggio?
«Anche se non ho attraversato confini o mari sono stata anche io una migrante. Ufficialmente andai a Roma perché a Foggia non c’era l’università, ma la verità è che la mia città mi stava stretta. Lì ero già famosa, Vladimiro ’o ricchione de Foggia. Ero lo zimbello. Cercavo la città più grande e l’occasione per entrare nello spettacolo».

Cosa è stato per la cultura e il costume il Muccassassina?
«Quando sono arrivata al circolo Mario Mieli c’era il tetto sfondato, non avevamo i soldi per ripararlo. Fu lì che dissi: facciamo una serata per autofinanziarci. All’inizio era un locale per pochi, poi è diventato lo Studio 54 di Roma. Faceva figo venirci, rimorchiavano anche gli etero».

1994, è in testa al primo Pride: che Italia era?
«Fino ad allora non ce n’erano mai stati. Quando avanzammo l’idea di fare un Pride si temeva il flop. Invece da allora non abbiamo più smesso. All’inizio il palco era fatto da due travi traballanti, era anche difficile trovare testimonial. Oggi vogliono venire tutti, ma tengo a ringraziare le prime persone che ci misero la faccia: Ambra, Ricky Tognazzi e Simona Izzo, Franca Valeri, la Cucinotta. E il sindaco Rutelli che sfilò con noi».

Quanto deve a Maurizio Costanzo?
«Era un giornalista che aveva interesse, non morbosità verso le storie degli altri. Mi portò al Parioli per il successo del Muccassassina, ma non lo devo ringraziare solo perché mi rese famosa. Avendo capito che avevo un rapporto freddo con i miei genitori invitò mia mamma al Parioli e fece da intermediario tra noi. L’autorevolezza di Costanzo ebbe i suoi effetti positivi».

Nel 2006 Bertinotti la candida alla Camera.
«Mi convocarono nella sede di Rifondazione e pensavo volessero propormi uno spettacolo. Quando capii che stavano parlando di candidature e il mio nome era in lizza mi cadde la mascella. Mi sentivo impreparata, non all’altezza, mi dovettero convincere ad accettare».

Dal meglio fascista che frocio della Mussolini alla lite con la Gardini per il bagno. C’è qualcuno che non ha perdonato?
«Il mio più grande pregio è che non vivo di rancore. Se ho riabbracciato i miei genitori, abbraccio anche la Mussolini. Con Alessandra ci siamo sentite. La Gardini, invece, venne a vedere un mio spettacolo sulla infibulazione. Poi in camerino mi disse: tra noi c’è stato uno scontro ma sul tema della violenza sulle donne possiamo dialogare».

Chiusa l’esperienza in Parlamento, vince l’Isola dei famosi: un successo personale o il segnale che in Italia qualcosa stesse cambiando?
«La gente mi ha votata per come mi sono comportata. Il fatto di vedermi in costume, nuotare, stare con gli altri ha prevalso su un doppio pregiudizio: quello politico di chi la pensava diversamente da me e quello sessuale di chi ha una mentalità meno aperta. Appena uscita dall’Isola un’auto inchiodò, scese uno tutto tatuato. Ho pensato: “mo’ me mena”. Invece: “io so’ fascista, ma all’Isola me sei piaciuta” ».

Tra i politici il più inaspettatamente chiuso alle tematiche lgbt e quello più aperto?
«Tra i primi Marco Rizzo, di cui mi colpirono alcune uscite sgradevoli. Tra le seconde Laura Ravetto: dopo l’incidente con la Gardini mi portò la solidarietà delle donne di Forza Italia».

Oggi per chi vota?
«Il mio cuore è sempre a sinistra. Per la prima volta ho votato alle primarie Pd. Spero che questo popolo trovi una bandiera. Vorrei una alleanza tra il Pd di Schlein, il M5s e la sinistra».

Due giorni fa era a Cerignola per un incontro con gli studenti: possiamo dire che la società sia più avanti della politica?
«Certo. Faccio un esempio. Negare alle famiglie arcobaleno la possibilità di trascrivere i propri figli, questa è la politica. Ma la società è quella in cui questi bambini vanno a scuola, alle feste, negli oratori, fanno la prima comunione alla presenza di entrambi i genitori. Chi ha la possibilità di conoscere queste realtà in cui c’è amore è consapevole che non esistono tutte quelle elucubrazioni di bimbi rapiti, comprati presenti nel linguaggio di certa politica».

Fra 100 anni come vorrebbe essere ricordata?
«Ero carne, non sono polvere, sono cipria».

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