Dalla passeggiata delle dame all’Oratorio in pietra rossa, dalle sorgenti ai giardini: Banari è davvero un borgo gioiello
Il piccolo paese dell’Unione dei comuni del Meilogu è stato preservato nelle sue pregiate e caratteristiche parti storiche. Sono da visitare la chiesa parrocchiale di San Lorenzo Martire e il nuraghe Su Crapione
Per scoprire la magia del “paese della trachite rossa”, bisogna perdersi nei vicoli del centro storico di Banari, fra case in pietra faccia vista, palazzotti d’epoca, balconi fioriti. E bisogna concludere il tour a “Sa caminera”, la “passeggiata delle dame”, la stradina su cui si affacciano le abitazioni più antiche del paese, che conduce davanti alla cappella immersa in uno splendido parco urbano. Sono pochi i centri come Banari che hanno saputo custodire gelosamente e restaurare con intelligenza il proprio passato. Così non è un caso che quel paesino di poco più di 500 anime, sia stato ammesso nel ristretto club dei “Borghi autentici d’Italia”, avendone sposato i principi fondanti di comunità ospitale, rinascimento urbano, borgo intelligente, cooperative di comunità. Il paese, che fa parte dell’Unione dei Comuni del Meilogu, sorge ai piedi della collina chiamata “Pala ‘e idda”, circondato da monti e altipiani di trachite rossa. Il suo territorio è caratterizzato dalla presenza di numerose sorgenti e fiumi, tanto che secondo alcuni studiosi, lo stesso nome, Banari, potrebbe derivare da “ana’ry” ossia “sopra i fiumi”. Dal punto di vista storico, la presenza di insediamenti umani nel territorio è attestata a partire dal periodo della cosiddetta “Cultura di Ozieri” (2500 – 2000 a.C.), che ha lasciato importanti tracce quali nuraghi e domus de janas. Poi il centro abitato ha attraversato tutte le epoche: romana, medievale, moderna, arricchendosi in ciascuna di esse di testimonianze e monumenti storici di straordinario valore. Fra le cose da non perdere a Banari, la chiesa parrocchiale di San Lorenzo Martire, donata nel 1113 dal giudice di Torres ai monaci camaldolesi. A poca distanza dalla parrocchiale, l'Oratorio di Santa Croce, costruito fra fine XVI secolo XVII, e la cui artistica facciata in pietra rossa banarese è stata realizzata ai primi anni del secolo scorso. La chiesa di San Michele, in stile romanico, più volte restaurata nel corso degli anni. A pochi chilometri dal paese, infine, la chiesa romanica di Santa Maria di Cea (originariamente Seve), formata da un cortile recintato e circondata da alcuni edifici conosciuti come il “romitorio”. Nel territorio, di grande importanza per la loro varietà floristica e faunistica sono l’oasi faunistica di “Badde manna” e le alture di Corona Alta. Numerosi i nuraghi, fra cui si possono ricordare: Su Crapione, costruito in pietra bianca locale, Sa Tanchitta, in pietra rossa locale, così come il Nuraghe Corona Alta. Ma Banari offre anche una ricca gastronomia tradizionale, dove verdure, legumi, salsicce e carne d’agnello sono gli ingredienti principali. E dove il ruolo di protagonista assoluta spetta alla cipolla dorata, vera regina delle tradizioni culinarie locali, e cui tutti gli anni viene dedicata una sagra che richiama centinaia di buongustai. Quest’anno, la Sagra della cipolla dorata – organizzata come sempre dalla Pro loco con la collaborazione della amministrazione comunale - è prevista per il 22 luglio, con i consueti momenti di dibattito, di spettacolo e con i piatti più diversi, dall’antipasto al dolce, preparati con a base la cipolla di Banari. Ma il piccolo centro del Meilogu esprime una vivacità culturale che gli consente di produrre numerose iniziative articolate nell’arco dell’intero anno. «Abbiamo davvero tanto da offrire», dice il sindaco Francesco Basciu. E infatti nel corso del 2023, va ricordato il 4 agosto, con la serata in collaborazione con “Perda sonadora” di Seneghe, con un omaggio alla memoria del grande poeta Barore Sassu, e al poeta vivente Angelino Porcheddu. Altro appuntamento da non perdere, il 14 agosto, con una tappa del Time in Jazz in “Sa Caminera”, ospite Gianni Cazzola Young Italian Quintet. E poi “Carrelas in festa”, la due giorni che si svolge a metà dicembre, e si articola in mostre, musica itinerante, produzioni tipiche.

