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La conferenza

Nuraghi sulla strada dell’Unesco a caccia di investimenti e turisti

Nuraghi sulla strada dell’Unesco a caccia di investimenti e turisti

La civiltà nuragica vale il 3 per cento del Pil dell’isola ma il suo impatto deve crescere

19 novembre 2023
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L’isola dei nuraghi immagina il suo futuro e prova a guadagnare un posto al sole nell’orizzonte archeologico mondiale. È questo il senso della conferenza internazionale che, per due giorni, ha indagato il peso della civiltà nuragica e le prospettive economiche di un patrimonio che ancora sogna la certificazione dell’Unesco. Eppure, l’isola è sostanzialmente un caso unico al mondo con la sua altissima densità di siti preistorici, circa 20mila di cui 7 mila nuraghi. Ciò nonostante, la civiltà nuragica resta un argomento di nicchia per il turismo e non produce la ricchezza che dovrebbe produrre.

Tutti argomenti approfonditi durante la conferenza “Sardegna, isola dei nuraghi”, andata in scena a Cagliari con il patrocinio della Regione, della Fondazione di Sardegna e dell’associazione “La Sardegna verso l’Unesco”. «Abbiamo uno straordinario numero di siti archeologici, con un’enorme densità, che testimonia l’esistenza di una civiltà che nel mondo è poco conosciuta – spiega Francesco Pigliaru, tra i coordinatori dell’evento –. Quanto accaduto in questi giorni è solo un pezzo di una storia iniziata da persona di buona volontà si stanno dando da fare per costruire un percorso di valorizzazione di una storia straordinaria, che ha un potenziale enorme, sia culturale sia turistico».

Gli obiettivi , in sostanza, sono due: «Rendere consapevoli tutti noi ma anche la platea internazionale della grandezza della civiltà nuragica – continua Pigliaru – e ragionare su come mettere in rete questo patrimonio, con una piattaforma nella quale poter tessere collaborazioni dense e organizzate. D’altra parte, i nuraghi erano in rete nell’antichità e e devono tornarvi. Certo, c’è un grande lavoro da fare, ad esempio servono investimenti infrastrutturali per renderli accessibili. E il riconoscimento dell’Unesco sarebbe un’occasione per ragionare intorno a questa risorsa».

«In Sardegna è stata censita la più alta concentrazione di siti preistorici di tutta l’Europa –spiega l’economista Luigi Guiso, tra i relatori dell’evento –. C’è una discreta conoscenza di questi siti che, però, e fanno parte del paesaggi come se fossero alberi: se ne trae giovamento dalla vista ma non sotto l’aspetto economico. Invece, la civiltà nuragica dovrebbe essere fonte di ricchezza e di benessere per la popolazione. Per questo motivo è necessario mettere in piedi una strategia che ci permetta di sfruttare questa risorsa».

Il primo tassello sarebbe la connessione con il resto del mondo con trasporti efficienti e frequenti: «Che sono la priorità per sfruttare una ricchezza che, appena qualche mese, aveva un impatto stimato del 3 per cento sul Pil della Sardegna. Iniziativa come quella della Fondazione Mont’e Prama, che ha portato un gigante al Metropolitan di New York, sono parte della strategia da seguire per diffondere una storia che ha solo bisogno di essere raccontata», conclude Guiso. ( c.z.)

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