La Nuova Sardegna

L’intervista

Debora Villa: «Da Paolo Rossi a Camera Café, i miei vent’anni di risate»

di Alessandro Pirina
Debora Villa: «Da Paolo Rossi a Camera Café, i miei vent’anni di risate»

L’attrice comica in tour in Sardegna con il suo spettacolo: «Mi piace il cinema, ma mai rinuncerei al pubblico in sala»

21 dicembre 2023
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Tv, cinema, teatro, ma con un unico comune denominatore: fare ridere. Perché tutta la sua carriera è all’insegna di quella missione. Appunto divertire il pubblico. E ora Debora Villa ripercorre tutta la sua vita artistica in uno spettacolo “20 di risate”, che dopo la messa in scena ad Alghero, ha tenuto a battesimo la stagione di prosa targata Cedac del Teatro Garau di Oristano.

20 di risate.  Quando ha capito che sapeva fare ridere?

«Tutti continuavano a ridere, mio malgrado. A quel punto mi sono dovuta interrogare e ho deciso di mettere a frutto questa mia dote involontaria».

E quando ha deciso che quella sua qualità sarebbe potuta diventare il suo mestiere?

«Ci ho girato intorno per tantissimi anni. Facevo spettacoli per bambini, ma pensavo che mai avrei potuto ambire a diventare una comica, figuriamoci un’attrice. Poi nel 1997 feci un provino: in platea Paolo Rossi e i due autori, io da sola sul palco. Feci una cosa pensata in mezz’ora, una presentazione sul mio fisico e loro mi trovarono buffa. Ridevano un sacco. Rossi disse a Giancarlo Bozzo: “prendi nota di questa ragazza, fa molto ridere”. E alla fine mi presero, il programma era “Scatafascio”. Da lì ho capito che poteva diventare un mestiere. Ma io avevo già festeggiato insieme a mia madre e mia sorella già il fatto di avere fatto ridere Paolo Rossi».

Comicità milanese: esistono dei tratti distintivi?

«Sono i 5.0 ad avere preso l’eredità di Cochi e Renato, di Enzo Jannacci. Io, in quanto donna, non sono erede di nessuna, perché non esisteva una scuola femminile. Se ho questa comicità è perché innata, perché ce l’ho nel dna. Insomma, ce l’ho perché sono milanese, l’ho ereditata per osmosi».

Quali erano i suoi modelli?

«Da piccola guardavo tutto, da Stanlio e Ollio a Lucille Ball. In Italia Franca Valeri, Bice Valori, Isabella Biagini, Anna Magnani, Monica Vitti, Loretta Goggi. E Raffaella Carrà. Poi quando sono cresciuta la Tv delle ragazze».

La grande popolarità con Camera café: come era il set con Luca e Paolo?

«Era veramente un ufficio. Si sono sviluppate tutte le dinamiche che portavamo in scena. Camera café mi ha dato tanto. Ed è stato molto più faticoso di quello che la gente può pensare. Dodici ore al giorno sul set con copioni che arrivavano al momento. Era dura ma è stata una bella palestra».

E Così fan tutte con Alessia Marcuzzi?

«Ci siamo veramente divertite, ridevamo come due matte. Alessia è davvero simpatica, molto autoironica. Cosa che per una bella donna della tv forse non sarà unica ma è rara».

Al cinema ha lavorato con Aldo Giovanni e Giacomo, Massimo Boldi, Alessandro Siani, ma ancora manca il suo film. Non è arrivato o non lo ha cercato?

«Fare cinema mi piace molto, ho sempre trovato ambienti carini, più delle fiction televisive. Quest’estate mi aveva richiamata Siani, ma avevo la stagione piena di date e non ci sono riuscita. Mi sarebbe piaciuto molto. Anche perché vorrei tanto fare più cinema».

Tv, teatro, cinema, radio, libri, musica. Cosa vorrebbe aggiungere al suo curriculum?

«La musica facciamo finta, ho proprio giocato. Amo tantissimo il teatro, è la mia prima vera grande passione. Ho capito che tutte le scelte che ho fatto, tutti i no che ho detto hanno fatto sì che mi costruissi la strada che sto percorrendo. Fare film e fiction, recitare con grandi attori è una esperienza straordinaria, ma la diretta, il pubblico sono insostituibili. Posso rinunciare a tutto il testo».

Fare i comici ai tempi del politicamente corretto è più faticoso?

«È un paradosso che nel momento in cui si diffondono le stand up comedy ci sia questo ricorso al politicamente corretto. Io mi rifaccio un po’ a Dario Fo e Paolo Rossi. Prendiamo “Ho visto un re”, dove si va prendere in giro il contadino perché questo fa stare male il re. L’obiettivo è sempre colpire il potere».

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