La Nuova Sardegna

L’intervista

Gigliola Cinquetti: «Non ho mai amato la bagarre di Sanremo e ora mi sento l’età giusta per fare cinema»

di Alessandro Pirina
Gigliola Cinquetti: «Non ho mai amato la bagarre di Sanremo e ora mi sento l’età giusta per fare cinema»

La cantante arriva su Paramount+ con un film al fianco di Valeria Fabrizi e Paola Pitagora: «Mi piacciono i ruoli da vecchia»

23 dicembre 2023
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Il suo nome è scolpito nella storia della musica. Aveva solo 16 anni quando esordì e trionfò a Sanremo con “Non ho l’età”, facendo il bis poche settimane dopo all’Eurofestival. Sessant’anni dopo Gigliola Cinquetti arriva al cinema da protagonista - non è un debutto, ma sicuramente è il suo ruolo più importante - con “L’età giusta” di Alessio Di Cosimo al fianco di Valeria Fabrizi, Alessandro Bertoncini, Giuliana Lojodice e Paola Pitagora, da domani in esclusiva su Paramount+.

Signora Cinquetti, è arrivata l’età giusta per il cinema?

«Perché no?».

Cosa l’ha convinta di questo road movie?

«Anche la mia è una road life. Ho raccontato la mia vita in un libro, “A volte si sogna”, e anche quello è stato un lunghissimo viaggio fatto di tanti di viaggi. Questo copione in movimento mi è piaciuto subito, mi sono riconosciuta nel personaggio di Luciana. Una donna combattiva, fiera, capace di prendere la sua vita e viverla da sola. È un personaggio che rivela un grande bisogno di dare e ricevere».

Come è stata la vita da set con le sue colleghe con cui ha “condiviso” la casa di riposo?

«Tutte grandissime attrici. Mi sono trovata molto bene. Le osservavo cercando di imparare, ma anche di restare me stessa. L’atmosfera sul set era simile a quella del film. Eravamo sempre insieme, alloggiate in un resort, un po’ recluse. Abbiamo condiviso questa solitudine in maniera cameratesca: divertimento, complicità, è stata anche l’occasione per conoscerci».

Non era il suo primo set.

«Da ragazza feci un musicarello che ebbe successo in America Latina e “Teste di rapa”, un film per bambini che vinse un Leoncino d’oro. E poi “I cavalieri che fecero l’impresa” di Pupi Avati».

Nel 2024 saranno 60 anni da “Non ho l’età”. Che effetto fa?

«Vertiginoso. In questo momento sia il libro che il film sottolineano questo passaggio. Sono contenta, felice di incontrare le persone. È una cosa molto affettuosa, con il pubblico è una conoscenza reciproca».

Cosa prova quando ripensa a quella ragazzina 16enne sul palco di Sanremo?

«Io e lei non ci siamo mai allontanate. Lei mi ha perseguitata e allo stesso tempo aiutata. È stata una presenza ingombrante, soprattutto all’inizio, ma poi è diventata un talismano. Io sono diversa da lei, ma allo stesso tempo abbiamo mantenuto alcuni punti fondamentali identici. Il punto che ci lega è l’anticonformismo, la libertà di pensiero, l’amore per la vita, un grande senso di responsabilità».

Ha pubblicato la sua autobiografia. Come definisce questi suoi sessant’anni di carriera?

«Il libro racconta la mia vita. Ho sorvolato su una serie infinita di passaggi sulla mia carriera, ho messo solo i punti essenziali. Mi sono ben guardata dal fare un racconto autocelebrativo. Tanto che ho scelto di usare la terza persona. In realtà ho scritto un romanzo su come ho affrontato e metabolizzato il successo, su come ho reagito a quello che mi è capitato. Un qualcosa di insolito. Un cerchio che si è chiuso nel 2022 quando ho cantato all’Eurovision a Torino 58 anni dopo la vittoria».

Dodici festival di Sanremo. Il più ricordo più bello?

«L’amicizia di cui mi hanno onorata persone come Amilcare Rambaldi, Bigi Barbieri, quelli che hanno fondato il Premio Tenco. Questo mi lega a Sanremo e riguarda il passato. Il festival, di per sé, in realtà lo conosco poco. L’artista è molto solo, tutto concentrato su quei tre minuti in cui si gioca molto. Ho sempre cercato di stare lontana dalla bagarre. È una cosa che ti aggredisce e ti stordisce, soprattutto ora. Prima l’impatto era più morbido, c’era il filtro delle case discografiche, era possibile concentrarsi sul proprio lavoro. Ma io ne sono stata sempre alla larga, anche quando c’ero dentro».

Manca da Sanremo dal 1995: ha più presentato un brano?

«È capitato anche quello».

Il cast di Sanremo 2024?

«Non so niente, non me ne sono potuta occupare. Sono in giro per l’Italia per il libro».

Verrà anche in Sardegna?

«Certo, ci tengo tantissimo. La Sardegna è un posto in cui ogni volta in cui arrivo mi emoziono. Ho passato momenti meravigliosi in Gallura, alla Maddalena. Ogni pretesto per sbarcare nell’isola è bene accetto».

Capitolo tv. Avrebbe voluto avere più spazio?

«Anni fa, quando la Rai era diversa da quella di oggi, mi sarebbe piaciuto. Ho fatto molto, programmi molto carini su canali tematici, ma sono stata poco utilizzata sulle reti popolari. Ma ora non me ne importa niente. Non ho il tempo per pensare a cosa avrei potuto fare. Quello che ho fatto mi sembra più che sufficiente per sentirmi grata e riconoscente per quello che la vita e il pubblico mi hanno dato. È il tempo della riconoscenza».

A metà anni Novanta si parlò più volte di una sua candidatura con il centrosinistra.

«Mi erano arrivate delle proposte per le Europee dopo l’Ulivo di Romano Prodi che avevo sostenuto convintamente. Ma mi volevo limitare a un impegno civile, da cittadina, da artista. Non mi sono mai sognata di poter svolgere un ruolo politico. Bisogna essere tagliati. Non basta parlare bene, avere una buona comunicazione. Le idee vanno sapute tradurre in pratica. L’interesse di un Paese si fa attraverso atti concreti, non con le chiacchiere. Questo è il problema della classe politica di oggi: si sono dimenticati che la politica richiede azioni e non slogan».

Molti colleghi della sua generazione incidono brani con artisti più giovani, da Orietta Berti a Gianni Morandi. Ci ha mai pensato?

«Non mi agito molto per apparire, per esserci. Primo: mi basta quello che ho fatto. Secondo: mi comporto come ho sempre fatto. Il mio percorso è seguire le mie ispirazioni personali e di quello che succede intorno me ne importa ben poco».

Il prossimo traguardo?

«Voglio seguire con molta cura il mio libro e accompagnarlo. Ci credo molto, non è la solita autobiografia. È un prodotto letterario e ho l’ambizione di diventare una scrittrice, scrivere altri libri: mi permetterebbe di continuare un dialogo col pubblico attraverso la mente. La scrittura è la musica della mente. Lo stesso vale per il cinema. Mi auguro che da questo film nascano altri personaggi. Mi piace raccontare donne della mia età. Più dei ruoli insipidi di quando ero ragazza: molto meglio la vecchia».

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