La Nuova Sardegna

L'intervista

Iva Zanicchi: «I miei Sanremo tra successi e delusioni. Che errore la politica: ripartire è stata dura»

di Alessandro Pirina
Iva Zanicchi: «I miei Sanremo tra successi e delusioni. Che errore la politica: ripartire è stata dura»

La regina del festival: «Nel 1967 non riuscii a gioire col cadavere di Tenco ancora caldo. Zingara? Un trionfo. Quest’anno bel cast: tifo Diodato e Bertè»

03 febbraio 2024
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Quando si parla di Sanremo non si può prescindere da lei, regina del festival. Da cinquant’anni, infatti, Iva Zanicchi detiene il primato di artista femminile che ha collezionato più vittorie. L’Aquila di Ligonchio infatti si è imposta su quel palco per tre volte - 1967, 1969 e 1974 -, soltanto una in meno di Claudio Villa e Domenico Modugno, i recordman del festival con quattro successi a testa.

Signora Zanicchi, il suo primo ricordo del festival?
«Sanremo l’ho sempre amato. Ricordo il primo festival che ho visto. C’era la tv, ma noi non l’avevamo. Feci di tutto, diedi anche da mangiare alle galline, per convincere mia mamma a portarci in un bar a 3 chilometri da casa. Ho ancora in mente quella stanzetta gremita e mia mamma che per la prima volta ci offrì il vin brulé. Ero un po’ ubriaca e quando annunciarono la vittoria di Claudio Villa salii sulla sedia e dissi: “un giorno ci sarò anche io e vincerò il festival”. Mia madre mi diede una sberla: “non ascoltatela, sei peggio di quello zio che non era neanche prete e voleva diventare papa”».

Cosa era ai tempi il festival?
«Vediamo ancora cosa è oggi. Ai tempi le città erano deserte e si diceva: se qualcuno volesse prendersi questo Paese lo dovrebbe fare durante il festival. Tre cose univano l’Italia: Sanremo, il Giro e Miss Italia. Oggi è rimasto solo il festival».

1965, il suo debutto.
«Io venivo da un mezzo successo, avevo fatto “Come ti vorrei” e la critica scriveva cose stupende di me. Fui abbinata a Gene Pitney, che l’anno prima aveva avuto un successone con Little Tony. Avevo tutte le credenziali per un’affermazione. Invece, ero insicura, spaventata. La prima sera sul palco ero così emozionata che quasi avevo perso l’udito, non sentivo l’orchestra. Infatti, cantai malissimo. Ho un brutto ricordo del primo festival, ma anche tenero, di me con mia sorella e una sartina in una pensioncina. Quel debutto è stata una grande lezione».

Nel 1966 è di nuovo in gara.
«Il mio discografico mi aveva detto: tu hai una gran voce ma non reggi le manifestazioni. Fu una martellata, peggio di essere eliminata. Impiegai un anno a convincerli di fare un altro tentativo. Mi presentati con una canzone difficilissima, “La notte dell’addio”, di Memo Remigi. La sera del debutto Mike Bongiorno mi annunciò sul palco e partì una bordata di fischi. Il maestro suonò l’introduzione, ma io con un coraggio da leone mi spostai dal microfono e non attaccai. Questo placò la protesta e iniziai a cantare. Ma dietro le quinte scoppiai a piangere, per poi scoprire che a fischiare erano i fan del Clan per l’eliminazione del “Ragazzo della via Gluck” di Celentano. Il mio discografico mi disse: se sei riuscita a superare questa cosa orribile sei pronta».

1967, si avvera quanto aveva pronosticato anni prima: vince il festival e proprio in coppia con Claudio Villa. Ma è l’anno del caso Tenco.
«Alle 6 del mattino sentii delle urla. Pensai a un incendio, mi affacciai dalla mia stanza: “si è ucciso Tenco”, mi dissero. Subito chiamai mia mamma che era da amici a Imperia. E lei: “prepara la valigia che ti veniamo a prendere”. Nella hall incontrai il mio ufficio stampa: “che ci fai qui?”. E io: “vado a casa”. Lui: “si è deciso che il festival va avanti”. A me sembrava assurdo, nel mio paese quando moriva qualcuno si stava tutti in lutto. Ero convinta che anche il festival si fermasse. Invece no e fu durissima. Dopo la vittoria dietro le quinte scoppiai a piangere: mi sembrava assurdo gioire mentre il cadavere di Tenco era ancora caldo».

1969, seconda vittoria, “Zingara” con Bobby Solo.
«La più bella. Eravamo giovani, il brano era accattivante e sapevamo sarebbe arrivato in finale. Quell’anno c’erano canzoni bellissime, Nada con “Ma che freddo fa”, Lucio Battisti con “Un’avventura”. Erano anni in cui la produzione italiana pensava solo a Sanremo».

Lei, Mina, Milva, Vanoni, Pavone, Pravo, Berti, Cinquetti: si parla sempre di rivalità tra voi.
«Con Mina non poteva esserci rivalità, quando ho iniziato era già una grande star. E poi io ho sempre stimato le mie colleghe. Ornella è la più grande di tutte, lei è una “cantattrice”. E poi Milva, una voce scura, unica, profonda. E mi piace anche ricordare Gabriella Ferri».

1974, terza vittoria con “Ciao cara, come stai”.
«Ero in tournée con Walter Chiari, sei mesi di teatro trionfali. Mi vogliono a Sanremo, vado da Walter e lui: ti do i tre giorni del festival, più uno di prove. Arrivai a Sanremo all’ultimo, non pensavo di vincere, Modugno era il favorito. Il giorno dopo la vittoria ero già a Bergamo con la compagnia: non ebbi neanche il tempo di godermela».

Anni Ottanta: essere una conduttrice di Canale 5 crede l’abbia mai penalizzata?
«Sinceramente in quegli anni non avevo mai chiesto di partecipare. Facevo “Ok, il prezzo è giusto!”, ma anche dischi e tournée. “Ok” mi diede una popolarità incredibile, ma avrei dovuto chiudere prima. Il mio vero lavoro, la mia passione è la musica. Purtroppo di errori ne ho fatti tanti. L’altro gravissimo è stato l’Europa (fu eletta parlamentare con Forza Italia, ndr): per l’attività di cantante è stata una mazzata. Rientrare è stato durissimo».

Ritorna al festival nel 2003.
«La delusione più grande della mia vita. Arrivai con Caterina Caselli che mi produceva. Mi ero preparata bene, dimagrita, caschetto con frangia. Ci credevo, invece arrivai ultima».

E ancora nel 2009.
«Non sono stata fortunata nella mia ultima fase sanremese. “Ti voglio senza amore” è una delle canzoni più belle che abbia mai cantato. È un testo particolare, lontano da me. Se l’avesse interpretato la Vanoni, la Bertè, Patty Pravo forse l’avrebbero accettato. Da me no. E poi ebbi quell’attacco mostruoso di Benigni che mi uccise. Quella canzone non l’ho più cantata».

E due anni fa con Amadeus.
«Non è che mi sono piazzata bene, 18esima, ma era una canzone carina, nelle mie corde. In gara c’erano tanti ragazzini che sembravano i miei nipotini».

Ci sarà un altro Sanremo?
«Come concorrente ho chiuso, ma se mi invitano in altre vesti partecipo volentieri».

Chi vincerà Sanremo 2024?
«È un bel cast. Non so che brano abbia, ma amo molto Diodato. Si parla bene poi della canzone di Loredana. Se dovesse vincere un non giovane tifo per lei».

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