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Dalla politica alla cucina, l’ex assessora Maria Antonietta Mazzone e il ritorno alla tradizione identitaria

di Dario Budroni
Dalla politica alla cucina, l’ex assessora Maria Antonietta Mazzone e il ritorno alla tradizione identitaria

Donna di sinistra con un passato da dirigente di partito: «Il buon cibo contribuisce a salvare il pianeta»

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La domanda la perseguita ormai da un pezzo: «Ma tu non fai più politica?». Maria Antonietta Mazzone ha però la risposta pronta: «Forse ne faccio più di prima. Il ritorno alla cucina tradizionale è secondo me un atto rivoluzionario». Donna di sinistra e con un passato da dirigente di partito e anche da assessora provinciale, da parecchi anni affonda le mani nelle eccellenze che arrivano dritte dal passato. Tra libri, collaborazioni, cooking class, una pagina Instagram e progetti di valorizzazione, Maria Antonietta Mazzone, originaria di Buddusò e da tempo a Olbia, è una militante della cucina identitaria. Non è solo questione di forme, profumi e sapori. Dietro c’è tutto un discorso che va dalla salvaguardia del locale fino alla difesa del pianeta.

«Occuparsi di cibo è politica – spiega Mazzone –. Significa parlare di cultura, di ecosistemi e di paesaggio. Il ritorno alla cucina tradizionale, per esempio, è una scommessa. Vuol dire abbandonare quei costumi sbagliati che negli anni abbiamo introdotto nella nostra alimentazione. Un consumo consapevole e le coltivazioni sostenibili possono contribuire a salvare il nostro pianeta e la nostra salute. E la cucina tradizionale può contribuire a mantenere inalterati i nostri i nostri paesaggi, la nostra cultura e gli insediamenti umani. Tutto questo non è forse politica?». Maria Antonietta Mazzone, una vera artista della pasta e del pane, non ha scoperto la cucina al termine della sua militanza attiva tra partito e istituzioni. L’amore per i sapori di una volta è infatti un qualcosa che si porta dentro da sempre. «Mi sono sempre occupata di cucina, anche quando non andava di moda – spiega –. Di base mi è sempre piaciuto. Ho poi avuto una nonna molto brava: quando però è venuta a mancare, non solo è scomparsa la matriarca che teneva unita la famiglia, per esempio nei momenti di festa, ma anche tutti quei cibi che preparava e che sono parte della tradizione. Così ho deciso di mettere nero su bianco le sue ricette. La cosa mi ha preso talmente tanto che, negli anni successivi, ho girato i territori e recensito tutte le ricette possibili. Ne ho raccolte mille».

Di dodici anni fa è il libro I sapori della memoria, un volume in cui sono raccolte le ricette dei territori della Gallura e del Monte Acuto. Parteciparono anche i sindaci di allora, per l’occasione vestiti da chef e immortalati dal fotografo Giuseppe Ortu. «Abbiamo individuato le ricette più rappresentative – ricorda Mazzone – ed è stato un bel successo. Abbiamo in qualche modo colmato un vuoto, una assenza, considerato che, in particolare nelle zone più turistiche, si crede che la cucina sarda sia fatta solo di ravioli, porcetto e seadas. Invece c’è molto altro». Maria Antonietta Mazzone è specializzata nel longevity food: il cibo dei centenari, che richiede un basso utilizzo di carne privilegiando invece altri ingredienti come legumi ed erbe selvatiche. Così Mazzone organizza una lunga serie di cooking class rivolti ai turisti, che vogliono immergersi nella cultura dei luoghi, ma anche alle aziende e agli chef che animano le cucine dei locali in particolare della costa. Insomma, un approccio ai fornelli che, per l’ex assessora della defunta Provincia di Olbia-Tempio, porta realmente con sé un forte significato politico.

Così come lo porta la giornata di oggi, l’8 marzo, che per Maria Antonietta Mazzone assume da sempre un valore particolare. «Per me è una giornata di riflessione – dice –. Nel mio piccolo mi sono sempre battuta. Avevo 18 anni quando sono diventata consigliera comunale e non ne avevo neanche 30 quando sono diventata presidente della Comunità montana, in un consiglio composto da 35 uomini. Tante volte mi sono trovata a essere l’unica donna. La prima, per esempio, ad accedere al cda di Agea nazionale. Dunque credo in questa giornata, anche se dovrebbero esserci meno fiori e più consapevolezza. Il cammino è ancora lungo e l’obiettivo è sempre quello di rompere il famoso tetto di cristallo».

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