La Nuova Sardegna

L'intervista

Alessandro Haber: «Spinsi Giuliana De Sio a fare l’attrice: finalmente lavoriamo insieme»

di Alessandro Pirina
Alessandro Haber: «Spinsi Giuliana De Sio a fare l’attrice: finalmente lavoriamo insieme»

L'attore è in Sardegna con La Signora del martedì

07 aprile 2024
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Il set è casa sua, e forse ancora di più lo è il palcoscenico, che ora divide per la prima volta con l’amica di sempre, Giuliana De Sio. Insieme a lei Alessandro Haber arriva in Sardegna con “La Signora del martedì”, testo di Massimo Carlotto e regia di Pierpaolo Sepe. Lo spettacolo targato Cedac - nel cast anche Paolo Sassanelli, Riccardo Festa e Samuele Fragiacomo - sarà da mercoledì a domenica al Teatro Massimo di Cagliari e lunedì 15 aprile al Comunale di Sassari.

Haber, che storia è la Signora del martedì?
«I protagonisti sono quattro disgraziati messi in scena da un gruppo di attori formidabili. Giuliana è un’attrice memorabile, Sassanelli fantastico, ma anche Festa che non conoscevo è stata una enorme sorpresa. Lo stesso discorso vale per il regista. Un gruppo di lavoro costruttivo, è energetico lavorare insieme. Di questi quattro personaggi si potrebbe scrivere un dramma per ognuno. Sono quattro perdenti ai margini della vita».

Lei interpreta un giornalista sulla sedia a rotelle.
«Sì, il mio personaggio è stato concepito quando io ero sulla sedia a rotelle per un intervento. Abbiamo lavorato molto sulla scrittura. Il testo è di Carlotto, ma abbiamo fatto mesi di riunioni a casa di Giuliana, che lo ha riscritto non del tutto, ma in buona parte. Lo spettacolo parte come commedia, poi diventa drammatico, e alla fine è molto comico. Si ride molto e siamo gratificati ogni giorno dal grande impatto con il pubblico».

Con Giuliana De Sio vi conoscete da una vita: come è ritrovarvi sul palco?
«Noi siamo stati insieme tantissimi anni fa. Sono stato il primo a stimolarla, a prenderla per mano, a darle quella forza per provarci. Lo feci al di là dell’innamoramento, perché c’era il talento. Giuliana è una cazzuta. Nel frattempo siamo rimasti amici e ci siamo sempre detti che prima o poi avremmo lavorato assieme. Ora è successo».

Quanti film ha fatto?
«Più di 150, compresi piccoli ruoli o partecipazioni. A differenza del teatro, dove ho fatto il protagonista in almeno 60 spettacoli. Quando faccio teatro sono proprietario di quello che faccio. Mentre al cinema sei in mano ad altri, a teatro noi attori diventiamo autori. Non c’è più Molière, Cechov o Carlotto, ci siamo noi. Fosse per me starei sempre a fare le prove. O meglio un mese di repliche e poi riprenderei a provare».

Un film che ama più di ogni altro?
«Sicuramente “Per amore solo per amore” di Giovanni Veronesi con cui vinsi il David. E poi “Regalo di Natale” di Pupi Avati”, “La sconosciuta” di Giuseppe Tornatore, “Parenti serpenti” di Mario Monicelli, “Willy Signori” di Francesco Nuti. Comunque se dovessi scegliere direi Monicelli e Avati, con cui ho fatto cinque film a testa».

Francesco De Gregori ha scritto per lei “La valigia dell’attore”: che effetto fa?
«È stato un regalo inaspettato. Ancora oggi ogni tanto faccio dei piccoli concerti. Mi piacerebbe farne uno in Sardegna. Sono davvero felice ora di tornarci: è un’isola che adoro. Una volta ho conosciuto anche Gigi Riva...».

Racconti.
«Andai a pranzo nel ristorante a Cagliari in cui lui andava tutti i giorni. Mi sedetti, mi girai e lo vidi. Lui mi guardò e mi sorrise, forse per gratificarmi. Allora gli chiesi di venire da me e pranzammo insieme. Gigi Riva è uno che è stato fedele alla sua filosofia di vita, legato alla terra che gli ha dato molto. La sua morte è stata un grande dispiacere, ma ha vissuto come voleva vivere. Ora a Cagliari, seppur con un po’ di malinconia, voglio tornare in quel ristorante».

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