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Le pesche simbolo e motore di San Sperate

di Enrico Gaviano
Le pesche simbolo e motore di San Sperate

A luglio il paese celebrerà la 62esima edizione della sagra dedicata ai gustosi prodotti locali

19 aprile 2024
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San Sperate A metà luglio San Sperate celebrerà la 62esima edizione della Sagra della pesca. Un evento che racconta già di per se’ cosa significa per il paese museo di Sciola e dei murales il valore di questo frutto per l’economia locale oltre che un simbolo inconfondibile del territorio. La varietà più diffusa è quella a pasta gialla, seguono le altre ma con produzioni ben inferiori. I raccolti coprono un periodo che va da maggio, per le precoci, sino anche a inizio ottobre, le tardive.

«Per noi rappresentano davvero la produzione principe del paese – sottolinea il sindaco di San Sperate Fabrizio Madeddu, esperto in maniera in quanto agronomo –. E ha una radice anche culturale, visto il connubio pesche-arte. Parliamo di un gioiello di San Sperate, un prodotto di qualità che viene riconosciuto in tutta Italia». Il primo cittadino racconta un gustoso aneddoto. «Durante la Sagra facciamo dei laboratori del gusto con i bambini. Facciamo provare pesche di diverse provenienze e i piccoli assaggiatori riconoscono quella di San Sperate come la più gustosa e saporita».

La coltivazione affonda le radici nel secolo scorso. Non è un frutto autoctono ma le prime coltivazioni risalgono agli anni trenta per poi iniziare a crescere negli anni ’50. All’inizio degli anni ‘60 la prima edizione della Sagra che il 19, 20 e 21 luglio del 2024 arriverà alla sua edizione numero 62. Ogni anno la sagra coincide con i festeggiamenti in onore del patrono del paese, San Sperate. Il prodotto è diventato insomma determinante nella vita della comunità e ha anche guadagnato la certificazione Pat (prodotto agroalimentare territoriale) da parte del ministero dell’agricoltura oltre che la Deco (denominazione comunale).

«La pesca di San Sperate – dice Raimondo Mandis di Slowfood Sardegna – è stata la prima in Sardegna a ricevere la Deco. Un traguardo importante visto che identifica un prodotto con il nome di un comune o di un piccolo territorio che ha le migliori condizioni per coltivarlo». C’è anche l’aspetto enogastronomico da sottolineare. «Le nettarine – aggiunge – sono le preferite dagli chef. Sono entrate in tutti i piatti come le insalate, nei mix di mare, con acciughe e sardine. In ogni caso parliamo di un frutto che ha dei valori nutrizionali fantastici. Ricchissimo d’acqua che bilancia il livello zuccherino e con contenuto di polifenoli, antiossidanti. Sono protettive rispetto a malattie cardiovascolari e diabete. Il dolce perfetto con le pesche? L’evergreen pesche con il vino».

Un quadro molto incoraggiante anche se non tutto va per il verso giusto. «La superficie coltivata nel nostro territorio è scesa a 200 ettari e continua a diminuire – puntualizza il sindaco Madeddu –. I produttori invecchiano e i giovani che li sostituiscono sono sempre meno. Difficile poi avere dati visto che molti sono piccoli produttori, pochi quelli con un profilo imprenditoriale. Abbiamo registrato una graduale perdita di attenzione delle agenzie regionali come Laore verso le produzioni ortofrutticole, l’agricoltura. Per gli operatori del settore un grave danno. Tutto è stato concentrato verso il comparto zootecnico». 

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