La Nuova Sardegna

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Apelido Branco, il vino portoghese che riscrive l’enologia lusitana

di Antonio Paolini
Apelido Branco, il vino portoghese che riscrive l’enologia lusitana

Meno gradi ma più freschezza per un prodotto senza confini

08 maggio 2024
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Sassari L’Alentejo sta alle più note mete portoghesi (Lisbona, Coimbra o l’Algarve, con cui pur confina e che da tempo è target turistico affemato) come certe aree dell’Appennino tosco-emiliano o dell’interno della Sardegna stanno ai fulcri della regione di pertinenza: vicine in termini di pura distanza, ma appartate in modo palese, e però marcate da un’aura d’integrità che oggi, quasi a compensare il passato, le rende uniche e appetibili. Sede di grandi menhir (lontani cugini degli archeo-tesori sardi), clima influenzato dall’Atlantico che lo bagna a ovest (a est c’è l’Estremadura spagnola), a lungo segnato dall’emigrazione (altra analogia con certe aree nostrane), l’Alentejo spinge ora con sempre più vivacità sulla nuova scena del vino portoghese (c’era una volta il solo Porto e il solco nobile ma pur sempre limitato dei vini fortificati ispirati dal mercato inglese: ora tutto è mutato) con esempi peraltro del tutto coerenti con la sua matrice e immagine. Prodotti, cioè, che ne rivendicano l’aura in qualche modo ancestrale, ma al tempo stesso risultano, nel panorama sempre più globalizzato dell’eno-mercato, estremamente attuali.

Un esempio? Il bianco Apelido (alla lettera: cognome, ma anche “nickname”, nomignolo), firmato da Miguel Louro, debutto in produzione nel 2010, sette etichette in catalogo, massimo rispetto in vigna e interventi al minimo in cantina, è un mosaico di uve Alvarinho (l'Albariño spagnolo, già protagonista a suo tempo della saga del Vinho Verde), Arinto (autoctono ad alta acidità), Gouveio (il Verdelho di Madera, usato anche nel Porto Bianco, agrumato e dai vaghi ricordi di anice) e Roupeiro, altro indigeno dai delicati toni fruttati. Fesco, teso, delicatamente profumato, misurato sul fronte alcol (poco oltre i 12°) e dunque in linea coi desideri di levità alimentati dal mutamento climatico, ha finale nitido e “concreto” (qualcuno direbbe: minerale) e si propone dall’aperitivo ai crudi di mare, dai finger food alle insalate in modo tanto definito quanto non banale. E sorridente anche nel prezzo: per il pubblico appena sopra i 12 euro.

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