La Nuova Sardegna

Intervista

Andrea Albertini: «La musica di Ennio è emozione. La mia colonna sonora? Mission»

di Fabio Canessa
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Il maestro a Cagliari e Sassari con l’omaggio a Morricone

30 maggio 2024
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Dalla collaborazione con Sergio Leone a quella con Quentin Tarantino. O meglio il contrario, perché il programma prevede un ordine cronologico inverso partendo dalla colonna sonora scritta per “The Hateful Eight” fino ad arrivare a brani dei film della Trilogia del dollaro che, a metà degli anni Sessanta, diedero una svolta alla sua carriera. Diretto al pianoforte dal suo fondatore, il maestro Andrea Albertini, l’ensemble Le Muse (composto da sole donne) fa tappa in Sardegna con uno speciale omaggio a Ennio Morricone dal titolo “Musiche da Oscar”: martedì al Teatro Massimo di Cagliari e mercoledì al Teatro Verdi di Sassari, sempre alle 21.

Maestro, la produzione di Morricone è davvero vasta. Come ha scelto i brani che eseguirete?

«Il dilemma sulla scelta l’aveva anche lui a ogni concerto. Ci sono ovviamente i brani più celebri, come quelli per i western o per film di Tornatore, ma non mancano delle chicche che a me piacciono particolarmente e mi servono anche a parlare dell’uomo Morricone. Perché proponiamo un viaggio in cui la musica è accompagnata da immagini sullo schermo e dal racconto di alcuni fatti e aneddoti che lo riguardano».

La sua immagine pubblica è quella di un uomo schivo, a volte anche burbero. Lei ha avuto modo di conoscerlo personalmente?

«L’ho incontrato un paio di volte. Sicuramente era una persona riservata, timida. Però chi lo ha conosciuto bene, come Susanna Rigacci che è stata a lungo sua collaboratrice e a volte si esibisce con noi (in Sardegna la voce solista sarà Daniela Placci, ndr), racconta che era un uomo anche estremamente affabile quando si entrava in confidenza».

Le sue meravigliose colonne sonore parlano comunque per lui. Da musicista come spiegherebbe la grandezza di Morricone?

«Forse si può riassumere tutto in una parola: emozione. La musica di Ennio ci tocca le corde del cuore. Cosa avesse in testa quando ha scritto “Mission” non lo so, ma l’ho eseguita in centinaia di occasioni e ogni volta giuro che mi emoziono come fosse la prima. E le stesse sensazioni le vedo nelle mie musiciste. Per me è fondamentale, non ci si può approcciare a composizioni di questa bellezza come a un compito di routine».

Volevo chiederle quale fosse la sua colonna sonora preferita, ma forse ha già risposto.

«Sì, se devo scegliere dico “Mission”. Adoro tutti i brani della colonna sonora di questo film: da “Gabriel’s Oboe”, ovviamente, a “Falls” e “Brothers”. È come se formassero un’unica, grande sinfonia».

Musiche che diventano immagini. Quanto, secondo lei, i grandi film a cui ha lavorato devono la loro fortuna ai brani firmati da Morricone?

«Penso che la grandezza di alcuni film l’abbiano fatta al cinquanta per cento la regia, la storia e gli attori, ma per il restante cinquanta per cento proprio la musica. Senza contare che ci sono lungometraggi meno belli ricordati grazie ai brani di Morricone. Come un sarto fa con i vestiti, Ennio ritagliava perfettamente la musica a misura del film. Ha fatto colonne sonore diversissime che quasi non sembrano scritte dallo stesso compositore».

Lei guida un gruppo al femminile. Offre qualcosa di particolare il fatto che siano tutte musiciste?

«Trovo che, specialmente negli archi, il modo di approcciarsi allo strumento di una donna sia in qualche modo diverso. Più morbido, femminile appunto. E poi dal punto di vista pratico sono più puntuali e meticolose di noi uomini».

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