La Nuova Sardegna

L'intervista

I Tre Allegri Ragazzi Morti in concerto a Sassari: «La maschera ci protegge dalla trasformazione in merce»

di Davide Pinna
I Tre Allegri Ragazzi Morti in concerto a Sassari: «La maschera ci protegge dalla trasformazione in merce»

La band mascherata porterà sul palco i suoi classici e un nuovo album con dodici inediti

06 giugno 2024
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Festeggiano trent’anni di carriera, i Tre Allegri Ragazzi Morti, ma piuttosto che celebrare il passato, guardano al futuro. Lo fanno con un tour estivo che li porterà in giro per 22 date in tutta Italia e comincia proprio stasera da Sassari, alle 21.30 in piazza Moretti. La band mascherata porterà sul palco i suoi classici e un nuovo album, dodici inediti. «Portate le vostre maschere, so che a Sassari ce ne sono molte» è l’appello del fondatore, Davide Toffolo.

Avete condensato le vostre origini nel titolo del vostro ultimo album “Garage Pordenone”. La musica fatta in casa, da una parte, e l’origine in provincia, dall’altra.
«Dentro al Garage Pordenone ci sono tante cose. Ma questo garage non è più proprio a Pordenone. Quello vero è a Milano. Si vede bene nella foto nel retro della copertina. La provincia resta comunque un grande incubatore di idee: è piena di desideri, anche se negli ultimi anni sembra avere più spazio l’immaginario che arriva dalle grandi città. Pordenone ha la sua storia della quale però non posso dire niente. C’è un patto di segretezza con i vecchi rocker della nostra città che ci hanno “fatto”… non lo infrangerò».

Cosa c’è all’origine della scelta di mascherare i vostri volti?
«La maschera che ci copre e ci identifica ci protegge dalla trasformazione in merce e ci aiuta ad avere rispetto per le nostre singolarità. Oggi come trent’anni fa. E poi abbiamo venduto più maschere che dischi, è diventata il simbolo di una identità collettiva».

Dopo i primi demo, avete firmato per una major. Ma durò pochissimo: all’inizio del nuovo millennio avete fondato la vostra etichetta indipendente, La Tempesta Dischi.
«Le cose con la major sono andate come dovevano andare. Dopo un disco con la BMG abbiamo cominciato a fare dischi per noi e abbiamo condiviso questo modo con altri gruppi e artisti. Abbiamo pubblicato più di 250 dischi dal Teatro degli orrori a MissKeta, da Vasco Brondi ai Fine Before You Came ai Post Nebbia per dirne solo qualcuno. Che sarebbe stato della musica indipendente se non ci fossimo resi indipendenti? Potrebbe essere un bel soggetto per un romanzo di fantascienza (ride)».

Nell’epoca degli algoritmi, è più difficile fare musica indipendente?
«Si, è difficile. Internet è sempre meno libero e i social divorano tutto. Ma questo non toglie alla musica la sua imprevedibilità e la sua capacità di rinascere sempre. Quindi aspettiamoci cose. Andate nel sito de La Tempesta dischi per ascoltare musica nuova buona. Oppure comprate una chitarra e un amplificatore e cominciate a fare la vostra. Non c’è mai stato tanto accesso alla creatività come in questo momento».

Arriviamo a Garage Pordenone, l’ultimo album uscito il 12 aprile. Dodici inediti. Dopo trent’anni una band potrebbe cadere nella tentazione di celebrarsi. Voi avete scelto di produrre un disco nuovo. Cosa volevate raccontare agli ascoltatori?
«Ci sono nuovi personaggi da Jessica alla ragazza Robot di Rendez-vous, dall’Oscena a Greta. Ma c’è anche un gatto e una preghiera polinesiana piena di ironia. Sono pur sempre un disegnatore. Mi piace disegnare personaggi e mondi dove vivono».

Il tour estivo comincia qui a Sassari stasera e prevede per ora 22 date in Italia (nuovamente in Sardegna a Sarroch l’11 luglio) e altre 7 in Europa, a ottobre. Sembra che suonare dal vivo vi piaccia ancora parecchio. Perché?
«È l’incredibile “spettaculo de la vida e de la muerte”. L’esorcismo contro le cose orrende dell’esistenza. Lo facciamo per noi, ma soprattutto per la gente. È la nostra missione».

Dopo trent’anni di carriera, i tre ragazzi morti sono ancora allegri?
«I tre allegri ragazzi morti siamo noi tre Davide, Enrico e Luca ma anche una maschera, una super identità che contiene una idea. Il teschio dei tre allegri sorride sempre e a dire il vero suoniamo meglio di sempre. Ci vediamo a Sassari, all’incredibile spettacolo della vita e della morte».

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