Rossana Casale a Cala Gonone: «La Sardegna? Una terra di silenzi che sa amare la musica»
La cantante e attrice proporrà il suo ultimo live “Almost blue”: «Il jazz una scelta di cuore»
La regina italiana del jazz nel tempio sardo del jazz. Il 27 luglio arriva a Cala Gonone Rossana Casale, cantante e attrice poliedrica che ha attraversato la canzone d’autore, il musical e il pop, scegliendo però di soffermarsi soprattutto sul jazz. E a Calagonone Jazz - appuntamento all’Acquario alle 21.30 - Casale porterà il suo ultimo live “Almost blue” con al suo fianco i musicisti Carlo Atti, Luigi Bonafede, Alessandro Maiorino, Enzo Zirilli.
Rossana, qual è il suo primo ricordo musicale?
«I dischi jazz di mio padre. Quelli delle orchestre, di Duke Ellington. Era quella la musica che girava a casa mia, che ascoltavamo tutti insieme nel fine settimana».
Quando era ragazzina quali poster aveva in camera?
«Non ne avevo. Magari qualche foto ritagliata da Ciao 2001 e incollata sul diario. Diciamo che i miei primi ascolti sono stati Joni Mitchell e le cantautrici che amavo. Sono quelli che mi hanno formato, poi è entrato il jazz. E dunque Chet Baker, Louis Armstrong, Billie Holiday, Dinah Washington».
Il suo successo arriva con la musica pop, “Didin”: come visse quel momento?
«Ero molto giovane, avevo 22 anni, cinque in meno di quelli che ha oggi mio figlio. Se penso che all’epoca io calcavo i palchi del Festivalbar, di Azzurro. Ai tempi di Azzurro non sapevo che la canzone avesse già avuto successo nelle radio, su tutte Radio Norba. Quando uscii dal Petruzzelli di Bari ricordo un boato, la gente che urlava. Pensavo ce l’avessero con Vasco che era nella mia stessa squadra. Invece, erano lì per me...».
A metà anni Ottanta è una delle cantanti più quotate, e dunque Sanremo, Premiatissima, Festivalbar: cosa la spinge a virare sul jazz?
«Il jazz girava per casa, è stato sempre il mio riferimento. La mia radice più profonda era il jazz. Tutta la musica che ho fatto era rivolta a quel pensiero. La stessa “Brividi” che presentai a Sanremo ’86. Ricordo che quando parlai con Maurizio Fabrizio mi chiese: “Ma tu che musica vuoi fare?”. Io gli risposi: “Voglio fare jazz”. E lui arrivò con “Brividi”. Tutta la mia musica è suonata da jazzisti o da musicisti che fanno anche jazz in modo da avere sempre quello come punto di riferimento».
A Cala Gonone che concerto sarà?
«Sarà un concerto che nasce dall’album “Almost Blue” che è uscito a settembre. Un album di jazz suonato da grandi musicisti italiani di jazz. È rivolto al colore dei colori, come Miles Davis definiva il blu. Ho voluto mettere insieme diversi brani che i jazzisti hanno voluto dedicare al blu. Perché è il colore che in sé ha la malinconia più profonda dell’uomo ma anche la parte più creativa. C’è anche un inedito scritto da me e Luigi Bonafede. Insieme a lui Carlo Atti, Enzo Zirilli e Alessandro Amiotrino sul palco si crea una grande coesione. Ogni sera è un concerto diverso, ogni sera succedono cose importanti. Tra di noi c’è molto ascolto per fare in modo che ogni concerto non sia mai uguale a un altro».
In Sardegna lei è quasi di casa…
«La Sardegna è una terra di sentimenti intensi e grande creatività. Una terra che ha un grande amore per il jazz, che riesce ad accogliere turisti con voglia di divertimento, ma allo stesso tempo a mantenere le sue tradizioni e i suoi silenzi. È un’isola che amo molto, perché ha le asperità della terra e le profondità del mare».
Negli anni lei ha lavorato per alcuni talent, da Operazione trionfo a X factor: c’è spazio per giovani artisti jazz?
«Le bravi cantanti di jazz ci sono, stanno uscendo, ma il problema è quanto spazio la cultura italiana vuole dare al jazz. Si continua a considerarlo un genere di nicchia. Eppure l’altra sera al Festival dei Due laghi c’era una piazza strapiena e soprattutto consapevole di quello che stava ascoltando. Oggi il problema è dare un futuro ai giovani che studiano jazz. Devono combattere con festival che chiamano sempre i soliti per fare numero. Invece, ogni festival dovrebbe trovare spazio sia per i giovani che gli artisti già affermati».
Nel Sanremo di oggi il jazz potrebbe trovare spazio?
«Oggi c’è un tipo di sound tutto uguale. Anche se quest’anno Lucio Corsi è la dimostrazione che forse si può proporre anche qualcos’altro. Lo abbiamo visto riempire determinati spazi e questo dimostra come ci sia voglia anche di altra musica. Chissà che ora non arrivino altri cantautori».
La sua ultima volta al festival nel 1993, terza con “Gli amori diversi” insieme a Grazia Di Michele. Tornerebbe a Sanremo?
«Sì, ma dietro di te devi avere una forza. Dietro Corsi c’era Caterina Caselli, che è una grandissima discografica. Se lo fai tanto per farlo non riesci ad avere quello che auspichi o quello che meriteresti. Comunque, per quanto mi riguarda, chissà... può darsi che si apra una nuova era e nasca qualcosa di nuovo».