La Nuova Sardegna

L’intervista

Boosta: «Sono libero di fare la musica che mi piace»

di Paolo Ardovino
Boosta: «Sono libero di fare la musica che mi piace»

Il tastierista dei Subsonica ha composto i brani che porterà alla Forte Arena il 16 agosto con lo spettacolo “Ocean”

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Come tutte le sperimentazioni, viene difficile dare un'etichetta a ciò che accadrà il 16 agosto alla Forte Arena, all'interno del Forte Village di Pula. Per ora si parla di «esperienza sonora»: è il progetto “Ocean”, una produzione originale, nuova di zecca, che mette insieme più linguaggi musicali, nata dall'iniziativa di Gianstefano Murru in veste di line producer. Lo spettacolo unisce le composizioni di Davide “Boosta” Dileo all’orchestra De Carolis, diretta da Beatrice Venezi, e alla techno di Marco Carpentieri. Lunedì 28 luglio la Corte Doglio, a Cagliari, ospita una preview d'autore proprio con un djset di Carpentieri. La mano dietro tutto ciò che accadrà è di Boosta, tastierista e compositore, co-fondatore dei Subsonica.

Dileo, mi parla di “Ocean?” Cosa bisogna aspettarsi?

«Per me è stata un'occasione per entrare in contatto con l’orchestra De Carolis, spero sia l’inizio di una collaborazione. Mi è arrivata la proposta di scrivere un lavoro inedito, qualcosa che facesse ballare, allo stesso tempo per elettronica e orchestra. Ho preso la palla al balzo per tornare a una mia grande passione, quella per il clubbing. Sarà un viaggio di un'ora e mezza legato alla mia esperienza di questi anni sul palco e in consolle, e con un suono diverso da quello che ci si potrebbe aspettare da un’orchestra. Va verso il minimal, la breakbeat, ciò che ci ha insegnato a ballare e da cui si sono evolute il french touch, la disco italiana... Si tratta di 13 composizioni nuove con una forte componente orchestrale ma pensate per far ballare».

Rimarrà un unicum live?

«Per ora sì. Certo, sarebbe molto bello registrarlo, è un lavoro che ha valenza live e discografica».

Ha citato il French touch. Macron in Francia ha proposto di candidarlo a patrimonio dell'umanità. Che ne pensa?

«Resta un capostipite del genere, delle tecniche, il French touch è già un codice. Esattamente come l'italodisco degli anni '80, quella da cui in mille interviste i Chemical brothers dicono di essersi ispirati. Questi tipi di sonorità sono nel dna di chi va a ballare e riconosce a livello fisico il suono, non credo abbiano bisogno di riconoscimenti».

Ad aprile ha pubblicato “Soloist”, album solista tra pianoforte ed elettronica con tracce strumentali. Una scelta controcorrente?

«Per me un piccolo statement di libertà nel momento in cui tendiamo a inseguire sempre un uditorio. Ho 50 anni, posso permettermi di cercare di fare qualcosa che sia sempre più bello. Poi il confronto con il pubblico per questo tipo di musica è prezioso. I regali sono i silenzi di chi viene ad ascoltare che si uniscono alla fine dell'ultima coda dell'ultima canzone. Quei due o tre secondi di silenzio prima di un applauso sono di una pienezza incredibile. Il problema è che un progetto del genere non dovrebbe essere un disco controcorrente».

Ha partecipato a "Una voce per San Marino", quella è stata una bella vetrina, anche se inaspettata.

«Logicamente non ero li a fare la gara per andare all'Eurovision, ma era divertente provare ad arrivare con un piccolo pianoforte e un pezzo strumentale. È stato un gesto di anarchia pop, sono andato a fare quello che amo».

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