La Nuova Sardegna

L’intervista

Giovanni Storti: «Ai tempi di Nico nell’isola mi parlavano in sardo»

di Alessandro Pirina
Giovanni Storti: «Ai tempi di Nico nell’isola mi parlavano in sardo»

Il grande attore milanese oggi protagonista dello Street Book di Dolianova in dialogo con Giobbe Covatta

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Le sue pillole ambientali sui social difficilmente potranno scalzare i suoi film campioni di incasso, ma Giovanni Storti si sta facendo valere anche al botteghino virtuale di Instagram e Youtube. L’attore comico, una delle tre colonne del trio più famoso d’Italia, è seguitissimo con i suoi consigli “green” volti a diffondere una maggiore consapevolezza ambientale. E di questo oggi parlerà allo Street Book di Dolianova, dove in dialogo con Giobbe Covatta sarà protagonista dell’intervista spettacolo “Giova Loves Nature”.

Giovanni, è sempre stato un amante della natura?

«Quando ero piccolo i miei mi portavano in montagna. Ai tempi c’erano tre mesi di vacanza. Si viveva in modo selvaggio, mi arrampicavo sulle piante, sulle rocce. È lì che ho avuto la mia conversione alla natura».

Un milanese appassionato di verde. È quasi un paradosso.

«È vero, ma neanche più di tanto. Appena si può si scappa verso la vera natura, perché a Milano manca tanto».

Lei però adesso si divide tra Milano e la campagna piemontese. Una scelta di vita?

«Con gruppo di amici abbiamo deciso di condividere questa comune. E piano piano il tempo trascorso si sta spostando più verso la campagna che verso la città».

Quando questa passione è diventata “qualcosa di serio”?

«Il momento è stato il Covid. Io e mia moglie siamo rimasti in campagna: era una primavera bellissima. È lì che mi è venuta voglia di raccontare quello che c’era attorno, soprattutto per quelli costretti altrove. Volevo fare prendere consapevolezza della importanza della natura».

È un percorso facile?

«No. Un conto è la comunicazione, un altro l’apprendimento. È difficile fare capire che siamo dipendenti dalle piante».

Ma lei ha il pollice verde?

«Io dico che bisogna lasciare alla natura il tempo che le serve. Noi non facciamo file di zucchine o di pomodori, seminiamo in modo naturale e aspettiamo che facciano da soli».

Sui social è molto attivo, unendo invito alla consapevolezza e ironia: qual è la risposta di chi la segue?

«Non mi ero mai approcciato ai social fino a quando non ho aperto questo canale. La risposta è stata positiva. Chiaramente la comicità è un modo di comunicare inclusivo e senza barriere. E lo faccio con ironia, perché è l’unico mezzo che conosco per raccontare la natura».

Cosa ama della Sardegna?

«Non vorrei esagerare, ma più o meno tutto. Dalle montagne al mare, questi spazi aspri in estate, fioriti in primavera. Gli alberi, le foreste, le sugherete. È un territorio che mi affascina. Selvaggio ma nel con tempo fruibile».

E qualcosa che non le piace?

«L’uso indiscriminato del mare, le costruzioni, la non conservazione che ci dovrebbe essere del territorio. Ricordo le prime volte che venivo negli anni ’70 e c’erano quelle conchiglie enormi sulla spiaggia, le tartarughe che attraversavano la strada, ogni tipo di uccelli. La poca attenzione verso la natura in un posto così speciale come la Sardegna mi fa stare male».

Come sta Nico?

«Sta bene. Si diverte, fa il suo».

Quando lo rivedremo?

«Credo si sia ritirato».

In molti erano convinti che lei fosse sardo.

«Quando venivo in Sardegna mi parlavano in sardo. Io rispondevo facendo finta di parlare un dialetto di un’altra zona».

Ma tra Aldo e Giacomo chi è più green?

«Forse Aldo per il modo in cui vive, ma lo è inconsapevolmente. Giacomo è molto lontano».

Quando vi rivedremo?

«A ottobre uscirà un documentario su di noi. “Ancora vivi”. Sarà un film sulla nostra storia, su come ci siamo conosciuti, su di noi da giovani». 

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