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L’Amp di Capo Testa, oasi ambientale e paradiso turistico

di Carolina Bastiani
L’Amp di Capo Testa, oasi ambientale e paradiso turistico

I nuovi campi boe ecosistemi per la fauna Il numero chiuso garantisce la tranquillità

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Il cammino verso un futuro più sostenibile e rispettoso del mare, all’Area marina protetta di Capo Testa-Punta Falcone, passa attraverso la rivoluzione dei campi boa. Non più una distesa di blocchi di cemento dove far ormeggiare le barche, ma corpi vivi amici dell’ambiente, che sappiano accogliere e far crescere flora e fauna marina. Il progetto, finanziato con i fondi del Pnrr, è stato ufficialmente inaugurato a giugno, ma ci sono già indicazioni per una sua più ampia diffusione: l’Amp di Capo Testa, infatti, è stata la pioniera, ma verrà presto adottato come buona pratica anche da altre aree marine protette. Una pratica che, anche un po’ a sorpresa per la velocità delle tempistiche, sta già dando i suoi frutti. Tra le novità, poi, anche il contingentamento delle imbarcazioni: le boe eco friendly, infatti, nascono in numero limitato e, per questo, vanno prenotate. L’obiettivo è garantire ordine e pulizia con il solo fine di preservare l’ambiente.

«Tanti polpi stanno iniziando a colonizzare gli anfratti delle viti e dei corpi vivi – dice soddisfatto Yuri Donno, direttore dell’Area marina protetta di Capo Testa –. Il sistema era studiato per un’adattabilità veloce, ma ci aspettavamo di vedere risultati concreti a settembre, invece, è già evidente un incremento della microfauna e della flora marina con le prime specie pioniere che già interagiscono tra loro e con il corpo della boa». Questi campi di terza generazione, cento per cento green, adatti a barche di dimensioni superiori ai 10metri, sono costituiti da un composto non impattante sull’ambiente, fatto di micro-perforazioni e fessurazioni nella parte esterna e di tunnel nella parte interna che permettono a flora e fauna di adattarsi e proliferare.

«I tunnel, per esempio – continua Donno – consentiranno ai pesci di fare delle tane al loro interno. Sostanzialmente si svilupperanno delle vere e proprie micro-oasi marine». Una soluzione di compromesso, dunque, che permetterà alle barche di ormeggiare senza fare danno e, soprattutto, senza dover far ricorso alla cementificazione subacquea. «Ormai si va in questa direzione – continua il direttore dell’Amp – non si può più pensare di utilizzare blocchi in cemento. Pure la Regione sta già dando indicazioni in tal senso e presto anche altre aree marine aderiranno al progetto».

Un progetto che a Capo Testa prevede anche il contingentamento. «Stiamo puntando ad un turismo responsabile – spiega Yuri Donno – per questo, per la prima volta, abbiamo introdotto il numero chiuso, per non andare oltre ciò che l’ambiente può offrire. Finite le circa 150 boe a disposizione non si può più ormeggiare». Il sistema in fase di potenziamento, ma già operativo a tutti gli effetti, prevede, appunto, la prenotazione della boa attraverso il sito del’Amp o attraverso un’applicazione. Ma non solo, perché c’è un operatore che gira tutto il giorno via mare e che, oltre a dare indicazioni, può riservare il posto agli utenti e illustrare loro i servizi disponibili, come il ritiro della spazzatura. L’obiettivo è evitare l’ingresso incontrollato di migliaia di imbarcazioni. «È la prima volta che lo facciamo e infatti ci saranno sicuramente delle migliorie da apportare, ma le persone stanno già rispondendo bene – conclude Donno – innanzitutto perché il campo boe garantisce ordine: loro sanno esattamente dove mettersi. E poi anche perché c’è grande tranquillità. Il servizio relativo alla spazzatura, poi, è molto apprezzato perché spesso gli utenti non sanno dove buttarla».

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