La Nuova Sardegna

L’intervista

Trentemøller nell’isola: «Ogni luogo ha la sua energia, a Berchidda sarà una festa»

di Paolo Ardovino
Trentemøller nell’isola: «Ogni luogo ha la sua energia, a Berchidda sarà una festa»

Il compositore danese in concerto oggi, 13 agosto, per “Time in Jazz”

3 MINUTI DI LETTURA





I suoni sempre così scuri, le melodie nordiche di Trentemøller si incontrano con l’esplosione di colore di Berchidda. Ospite molto atteso di “Time in Jazz”, il noto compositore danese si esibirà questa sera sul palco di Piazza del popolo. Reduce da un album che parla del mondo dei sogni, Trentemøller ai sintetizzatori sarà accompagnato da altri quattro musicisti. «Che live sarà? Chissà!».

“Dreamweaver” è uscito un anno fa. In che modo questo album rappresenta un passo avanti nella sua esplorazione musicale?

«Ogni album segna un po’ dove si trovano la mia testa e il mio cuore in quel momento, e Dreamweaver mi è sembrato una progressione naturale. Ha aperto uno spazio più onirico, cinematografico. È anche la seconda volta – la prima fu con Lisbet Fritze in Memoria – che ho dato davvero molto spazio a un’altra voce… quella di Disa, e questo ha cambiato il mio approccio alla scrittura e alla produzione. Quindi sì, sotto molti aspetti è stato un passo avanti: più collaborativo, più aperto e, credo, più coraggioso nella sua vulnerabilità».

Cosa apprezza della voce di Disa?

«Ha una qualità rara: è allo stesso tempo fragile e potente. C’è una sorta di sincerità quasi ultraterrena. La prima volta che l’ho sentita cantare è scattato subito qualcosa. Non si trattava solo dell’estensione o del timbro… ma dell’emozione. Credi a ogni parola che canta, anche se non capisci il testo. Mi è sembrato naturale metterla al centro, non come ospite, come parte integrante dell’identità del progetto».

Parlando dei suoi ultimi lavori, ha reimmaginato “And Nothing Is Forever “dei The Cure, decostruendo il brano e lavorando sulla voce di Robert Smith. Che tipo di sfida è stata?

«Onestamente, è stato un enorme onore! I The Cure significano davvero moltissimo per me sin da adolescente: la loro apertura emotiva, le loro atmosfere, il modo in cui fondono malinconia e bellezza. Quindi, quando ho ricevuto le tracce e ho sentito la voce isolata di Robert, mi sono venuti i brividi. È così iconica, ma anche così vulnerabile. La sfida era creare qualcosa che portasse davvero la canzone in un’altra direzione, mantenendola comunque mia. Non volevo semplicemente fare un remix, volevo reimmaginarla come se fosse un brano di Dreamweaver o qualcosa che avrei potuto scrivere io stesso. Così l’ho completamente spogliata, sono partito dalla melodia, da nuove progressioni di accordi e atmosfere, e l’ho costruita lentamente intorno alla sua voce. L’obiettivo era mettere in risalto la tristezza e la tenerezza presenti nell’originale, ma attraverso la mia lente sonora».

Sta tornando in Italia per alcuni concerti, incluso uno a Berchidda. In che modo la sua scaletta e la sua performance dal vivo cambieranno?

«Cerco di sintonizzarmi sull’energia di ogni luogo, sul pubblico, sull’ambiente, sulla città. Un concerto in un club buio è molto diverso dal suonare all’aperto in un luogo come Berchidda. Quel tipo di ambiente invita a un’energia diversa… chissà? Credo che sia la location a plasmare il modo in cui quel viaggio si sviluppa. E con la mia fantastica band faremo una grande festa!»

Primo Piano
La protesta

L’uomo più ricco d’Italia "contro" 65 lavoratrici di Sassari, a rischio la sede locale della Cerved

di Davide Pinna
Le nostre iniziative