Premio Maria Carta a Eugenio Bennato: «Per me è stata un grande punto di riferimento»
Il cantautore napoletano si esibirà a Siligo il 7 settembre
Eugenio Bennato sarà in concerto a Siligo domenica 7 settembre dove ritirerà anche il Premio Maria Carta. Pioniere della world music in Italia, l’artista porterà in scena le canzoni del suo nuovo lavoro discografico Musica del mondo, un disco che intreccia sonorità folk, coralità, ballo, radici del Sud senza rinunciare alla freschezza.
Bennato, come sta andando il tour?
«Benissimo, c’è un grande riscontro da parte del pubblico. Mi ha stupito soprattutto la presenza di tanti volti giovani. È un segnale importantissimo della nuova generazione, e vederli cantare in coro le mie canzoni è meraviglioso. Nel mio concerto attualmente ci sono brani recentissimi che riscuotono un grande apprezzamento, per esempio qualche giorno fa dopo una serata si è avvicinata un bambina con i genitori, e ha cantato davanti a me una delle sue canzoni preferite, che era proprio un singolo del mio ultimo disco».
Ha sempre dato voce alla musica popolare come forma di alternativa culturale: oggi, in un mondo iperconnesso, che ruolo può avere ancora?
«La musica etnica e folk ha sempre rappresentato una sorta di “resistenza” a questo. Nel 2025 ha un ruolo fondamentale di alternativa al digitale, anche se ci sono tanti gruppi che fanno un sano mix delle due cose. Però possiamo riassumere cosi: la musica folk si contrappone alla musica di costume».
Nel tour porta le sue canzoni in piazze e borghi: quanto è importante per lei il contatto diretto con il pubblico?
«È vitale il contatto diretto con il pubblico. C’è uno scambio di energie con me che sto sul palco e con le persone sotto che mi mandano degli input».
Nel suo percorso c’è sempre stato un forte legame tra musica e impegno civile: quali temi sente più urgenti da raccontare?
«Sicuramente l’affratellamento dei popoli. Il singolo “Musica del mondo” l’ho registrato a Nuova Delhi e l’ho scritta dopo un incontro con un gruppo indiano. Dopo due minuti che siamo conosciuti avevamo già tolto fuori gli strumenti e abbiamo suonato insieme, la musica è sgorgata naturalmente creando un mix di influenze. Allo stesso tempo dico una cosa: stiamo vivendo una storia maledetta, ed è importante non assuefarci alla cialtroneria di alcuni personaggi».
Lei è inevitabilmente legato alla Sardegna...
«Tanto, le dico due nomi straordinari che mi hanno influenzato: Maria Carta, con il quale ho condiviso il palcoscenico a metà degli anni ’70 con un cast straordinario. Per me è stata un grande faro con il suo stile sardo puro. La frequentazione musicale con lei è ha inciso tantissimo sulle mie melodie. Il secondo nome è Marisa Sannia, grandissima artista che ha iniziato la sua carriera nella musica leggera e poi è esplosa con la musica sarda, che grande disco Melagranàda».
Bennato, quanto ci manca Pino Daniele?
«Ci manca tantissimo, è stato un miracolo napoletano. Sono fiero del fatto che da piccolo venisse ad ascoltare i miei concerti. Poi ci siamo incontrato nel finale della sua carriera e ho trovato un ragazzo disponibilissimo. È insostituibile»