Mostra di Venezia, toto-Leone: il dramma di Gaza senza rivali
“The Voice of Hind Rajab” in pole per la vittoria finale. Tra gli altri papabili Park Chan-wook, Kathryn Bigelow e Paolo Sorrentino
Citando una poesia di Attilio Bertolucci: «Assenza, più acuta presenza». Come altre volte in passato Franco Maresco ha rinunciato all’invito fisico a Venezia lasciando che a parlare sia la sua opera: “Un film fatto per Bene”, presentato ieri alla Mostra del cinema e in concomitanza uscito nelle sale. Un film difficilmente classificabile quello del geniale e ribelle autore siciliano, con un racconto che parte dall’interruzione delle riprese del film che sta facendo su Carmelo Bene. A staccare la spina il produttore, accusato di filmicidio da Maresco che poi sparisce. E se lontano da tutti stesse ultimando il suo film «diventato – come si legge nella sinossi – il solo modo per dare forma alla rabbia e all’orrore che provo per questo mondo di merda?».
Il noto pessimismo di Maresco, sul quale sembra giocare lui stesso anche con il titolo del cortometraggio “Goffredo felicissimo?”, dedicato a Goffredo Fofi, che è stato proiettato nei giorni scorsi come omaggio al grande intellettuale scomparso a luglio. Il concorso si è poi chiuso nella giornata di ieri con la presentazione di altri due film, “The Sun Rises on Us All” del cinese Cai Shangjun e “Silent Friend” dell’ungherese Ildiko Enyedi. Ora tutta l’attenzione è per la cerimonia di premiazione, in programma stasera, e ovviamente impazza il toto-Leone. Il grande favorito è “The Voice of Hind Rajab” di Kaouther Ben Hania che ha scosso il Lido con il potente racconto di un fatto relativo al conflitto nella Striscia di Gaza, la tragica vicenda di una bambina di sei anni rimasta intrappolata in un’auto in mezzo a un attacco il 29 gennaio 2024 con il tentativo dei volontari della Mezzaluna, in contatto telefonico con lei, di salvarla. Una storia ricostruita dalla regista tunisina usando la vera registrazione audio della voce della piccola palestinese e scegliendo come unica ambientazione il centro di coordinamento delle chiamate d’emergenza della Mezzaluna Rossa. La violenza resta così fuori campo e forse anche per questo lascia un segno indelebile nello spettatore.
Se il Leone d’Oro sembra già ipotecato, in questa edizione del concorso sicuramente di buon livello, sono diversi i candidati che potrebbero trovare posto nel palmarès conquistando il Premio speciale per la regia e il Gran premio della giuria, idealmente il secondo e terzo gradino del podio. Tra questi la black comedy “No Other Choice” del sudocoreano Park Chan-wook, su un manager di una cartiera che perso il posto si dimostra capace di tutto per cercare di rimettere le cose a posto, “A House of Dynamite” di Kathryn Bigelow, thriller politico che racconta con grande tensione una crisi nucleare, “La grazia” di Paolo Sorrentino in cui Toni Servillo interpreta un presidente della Repubblica negli ultimi mesi del suo mandato. Per quanto riguarda la Coppa Volpi come miglior attore, Bastien Bouillon protagonista di “À pied d’œuvre” diretto da Valérie Donzelli potrebbe essere il nome che mette d’accordo tutti. Mentre nella corsa al premio per la miglior interpretazione femminile si sono distinte due attrici italiane: Valeria Bruni Tedeschi in “Duse” di Pietro Marcello e Barbara Ronchi in “Elisa” di Leonardo Di Costanzo. Per la sceneggiatura puntiamo su “Father Mother Sister Brother” di Jim Jarmusch, film su legami familiari articolato in tre episodi.
