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Buon Gusto – speciale All you can eat

Dal primo locale negli Usa al sushi: la formula che ha conquistato il mondo

Dal primo locale negli Usa al sushi: la formula che ha conquistato il mondo

Il Italia il boom negli anni Ottanta con i menù economici dei ristoranti cinesi

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Quando pensiamo all'all you can eat, la mente corre immediatamente ai ristoranti giapponesi e al sushi a volontà che ha conquistato ogni angolo d'Italia. Eppure, le origini di questa formula ristorativa sono sorprendentemente lontane dalla cultura orientale e affondano in un momento cupo della storia americana: la crisi economica del 1929. Il primo all you can eat moderno nasce infatti negli anni Trenta negli Stati Uniti, ma il momento che ha segnato davvero la storia è il 1946, quando Herb McDonald, ebbe un'intuizione geniale. Preparando panini notturni al bar del casinò, capì che tenere i clienti sazi significava tenerli al tavolo da gioco più a lungo. Nacque così il Buckaroo Buffet: per un solo dollaro, i clienti potevano mangiare senza limiti, 24 ore su 24. L'idea aveva radici culturali ancora più antiche: il concetto dello smorgasbord svedese risale al XIX secolo, quando in Svezia si offriva ai viaggiatori un tavolo con carni, formaggi e vodka speziata.

Nel nostro Paese, la storia dell'all you can eat segue un percorso particolare. Dagli anni Ottanta, i ristoranti cinesi si moltiplicarono in tutta Italia, offrendo menu economici e buffet abbondanti che conquistarono presto una buona fetta del mercato della ristorazione. Poi imprenditori prevalentemente di origine cinese intuirono il cambiamento dei gusti: la cucina giapponese stava diventando di moda. Con operazioni di restyling, molti locali cinesi si trasformarono in ristoranti che proponevano sushi, mantenendo però i prezzi contenuti.

Il boom si è verificato tra il 2010 e il 2015 del nuovo millennio, democratizzando l'accesso al cibo etnico: secondo un'inchiesta del 2018, nel 2017 gli italiani avevano ordinato 47mila chili di sushi, con un aumento del 70% rispetto all'anno precedente. Oggi l'all you can eat non significa più solo sushi, anche se le cucine giapponese e cinese dominano il mercato con migliaia di locali fusion. Le churrascarie brasiliane propongono il rodízio: le carni alla brace vengono portate dai camerieri sui tavoli direttamente su lunghi spiedoni, il tutto sempre con un menù a prezzo fisso. Ormai si può affermare che sono praticamente tutti i tipi di cucina ad essere proposti con questo modello di ristorazione che è diventato standard in Italia e nel mondo.

Ma come fanno questi ristoranti a offrire cibo illimitato a prezzi così bassi? La risposta sta nelle economie di scala: gamma ristretta di pesci, acquisti in grandi quantità e ottimizzazione dei costi. La formula si basa sulla statistica: la maggioranza dei clienti consuma quantità normali, compensando i pochi che mangiano davvero tanto. I ristoranti privilegiano piatti con riso e pasta che saziano rapidamente, e in alcuni casi inseriscono penali per chi lascia troppo cibo nel piatto. L'all you can eat è quindi molto più di una semplice formula ristorativa: può essere considerato un fenomeno nato da un momento di difficoltà economica e dalla necessità durante la crisi americana, oggi è anche simbolo di abbondanza accessibile a tutti.

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