Stranger Things 5 e la musica, perché i Duffer hanno scelto Prince e gli altri classici: tutti i brani
Con il grande ritorno dei brani simbolo degli anni ’80, la quinta stagione chiude la serie affidandosi a una colonna sonora pensata come parte integrante del racconto
La musica è sempre stata una delle chiavi narrative di Stranger Things e la quinta, ultima stagione non fa eccezione. Anzi, ne rappresenta forse il compimento più maturo. Nel capitolo conclusivo della serie, i brani scelti dai fratelli Matt e Ross Duffer non funzionano come semplice accompagnamento, ma diventano parte essenziale dello sviluppo emotivo e simbolico della storia.
Con l’uscita di tutti gli episodi della stagione 5, il pubblico può ascoltare una colonna sonora che attraversa generi e sensibilità diverse, restando però fedele all’identità dello show: un racconto che intreccia nostalgia, tensione e malinconia, usando la musica come linguaggio narrativo.
Tra le scelte più significative spicca l’utilizzo di “Purple Rain” nel finale, insieme a “When Doves Cry”, entrambe tratte dall’album del 1984. La canzone accompagna l’epilogo della storia di Undici e dei suoi amici, sottolineando una delle sequenze più intense dell’intera serie.
I frateli Duffer hanno spiegato che la scelta è arrivata dopo una riflessione precisa sul ruolo della musica nell’ultimo capitolo. Una volta individuata l’idea che un disco sarebbe stato l’innesco della bomba, serviva — nelle loro parole — un’“esplosione sonora epica”. Tra le ipotesi discusse, la decisione è ricaduta su Prince perché, secondo i registi, non c’è nulla di più epico.
Non è stata una strada scontata: i registi hanno anche ricordato che “Purple Rain” non era mai stata usata prima nella serie perché, in genere, gli eredi di Prince non consentono che quel brano venga concesso in licenza al di fuori del film Purple Rain. La scelta, hanno aggiunto, è legata anche al fatto che il pezzo riassumeva l’emozione del momento.
Del resto, fin dal debutto, Stranger Things ha dimostrato di saper usare la musica non come semplice sottofondo, ma come vero e proprio strumento narrativo. Nelle stagioni precedenti, l’impatto di “Running Up That Hill” di Kate Bush o di “Master of Puppets” dei Metallica è diventato emblematico: brani tornati sotto i riflettori grazie allo show e riscoperti da nuove generazioni. La quinta stagione non punta necessariamente a replicare un fenomeno virale, ma utilizza i brani con maggiore maturità, accompagnando emotivamente i personaggi verso la conclusione del loro percorso.
La colonna sonora episodio per episodio
Nel primo capitolo, “The Crawl”, la stagione si apre richiamando subito l’anima della serie. La versione di “Should I Stay or Should I Go” reinterpretata dal cast rimanda alle origini, mentre brani come “Rockin’ Robin” di Michael Jackson e “Pretty in Pink” dei Psychedelic Furs rafforzano l’atmosfera anni Ottanta. In questo episodio compaiono anche “Upside Down” di Diana Ross, “May 25th” di Matthew Cardinal e l’ormai identitaria “Running Up That Hill (A Deal With God)” di Kate Bush.
Con il secondo episodio, “The Vanish of Holly Wheeler”, il tono si fa più inquieto. La scelta di “Fernando” degli ABBA si affianca a pagine di Philip Glass (tra cui “Notes On A Scandal” e “Someone in Your Garden”), mentre “Mr. Sandman” delle Chordettes aggiunge una nota volutamente straniante. Anche qui ritorna “Running Up That Hill (A Deal With God)”.
Nel terzo capitolo, “The Turnbow Trap”, la colonna sonora alterna leggerezza e tensione: si passa da “To Each His Own” di Freddy Martin & His Orchestra a “I Think We’re Alone Now” di Tiffany, fino all’energia elettronica di “Oh Yeah” degli Yello. In scaletta figura anche “Car Boy” di Julek Ploski.
Il quarto episodio, “Sorcerer”, costruisce un equilibrio tra atmosfere magiche e oscure. Accanto a “Higitus Figitus” di Karl Swenson, entrano le musiche di Elmer Bernstein (tra cui “Premature Plans” e “Betrayal”), mentre “Sh-Boom” dei The Chords riporta per un attimo alla leggerezza. Torna anche “Running Up That Hill (A Deal With God)”.
Nel quinto capitolo, “Shock Jock”, l’episodio strizza l’occhio all’horror anni Ottanta. Oltre a “Heart and Soul” di Floyd Cramer, compaiono brani tratti da Nightmare on Elm Street 3 (in particolare “The Fight” e “Snake Pit, Pt. 1”), a rafforzare il legame tra la serie e il cinema dell’epoca.
Il sesto episodio, “Escape from Camazotz”, è dominato dall’impatto emotivo di “Running Up That Hill (A Deal With God)”, presente sia nella versione originale sia in una cover strumentale firmata Rob Simonsen e London City Orchestra.
Nel settimo capitolo, “The Bridge”, la colonna sonora si fa più cupa e introspettiva. A guidare l’episodio è ancora “Running Up That Hill (A Deal With God)”, affiancata da “When It’s Cold I’d Like to Die” di Moby e da “Human Cannonball” dei Butthole Surfers, a sottolineare il peso delle scelte finali.
L’ottavo e ultimo capitolo, “The Rightside Up”, chiude la serie come un tributo alla storia della musica. Tornano “Sh-Boom” dei The Chords e, soprattutto, arrivano Prince con “When Doves Cry” e “Purple Rain”, inserite dai Duffer come momento di forte commozione e potenza narrativa. Nello stesso episodio trovano spazio “Landslide” dei Fleetwood Mac, “Here Comes Your Man” dei Pixies, “The Trooper” degli Iron Maiden, “Sweet Jane” dei Cowboy Junkies e, a chiudere, “Heroes” nella versione originale di David Bowie, scelta simbolica per i crediti finali.
Nel complesso, la colonna sonora della quinta stagione non è solo una raccolta di brani iconici: è una dichiarazione d’amore alla musica e al modo in cui la musica può diventare racconto. Più che inseguire il prossimo tormentone, Stranger Things sceglie di chiudere il cerchio con canzoni capaci di amplificare il significato emotivo del finale, confermando l’attenzione e la passione con cui i registi hanno costruito, episodio dopo episodio, l’identità sonora della serie.
