Festeggiavano l’arrivo del nuovo anno: la morte è arrivata in un momento di felicità
Crans-Montana: i sogni spezzati delle giovani vittime. Ho pensato a quello che hanno provato
Quando ho letto la notizia di ciò che è accaduto a Crans-Montana, ho sentito una stretta allo stomaco. Credo sia una sensazione che in molti hanno provato. Non riuscivo a togliermi un pensiero dalla testa: erano ragazzi come me. Stavano festeggiando, probabilmente augurandosi le stesse cose che ci auguriamo tutti, come un anno nuovo migliore di quello precedente. A causa di gravi mancanze, però, è divampato un incendio. Il fuoco ha preso rapidamente dal soffitto e si è propagato in modo violento. I soccorsi sono intervenuti, ma il bilancio è stato tragico: 40 persone, molte delle quali giovani, hanno perso la vita e oltre cento sono rimaste ferite. Ciò che mi fa riflettere ancora di più su quella notte è il fatto che molti di quei ragazzi fossero lì per celebrare un anno che, senza saperlo, non avrebbero vissuto. Avevano portato con sé sorrisi, speranza, spensieratezza, musica. Tutto è stato portato via in pochissimo tempo. Leggere i nomi di chi aveva appena iniziato a vivere mi ha fatto sentire un nodo in gola. Parte di quel futuro che sognavano, lo stesso futuro che immaginiamo tutti, è stata cancellata. C’è poi una consapevolezza difficile da accettare: molte di quelle morti e di quei feriti avrebbero potuto essere evitati. Il locale non era sottoposto da anni ai controlli antincendio necessari e queste mancate verifiche di sicurezza potrebbero aver trasformato una festa in una trappola mortale.
I fatti vengono raccontati come un episodio drammatico. Sono intervenute le autorità, le notizie hanno iniziato a circolare. Ma dietro queste parole ci sono persone vere, vite vere, che si sono scontrate con qualcosa di difficile da accettare. È una notizia dalla quale non si riesce a passare oltre velocemente. Continuavo a pensarci, a chiedermi come si siano sentiti quei ragazzi in un momento così disorientante, diventati da un istante all’altro parte di una storia che nessuno dovrebbe vivere. Quando penso a ciò che è successo, non voglio immaginare solo il momento dell’incendio, voglio ricordare che tutte le vite spezzate avevano dentro sogni, ambizioni, risate, progetti, amicizie, amori. Ogni vita è un insieme di possibilità che meritano tutela, attenzione e rispetto. La vita è più breve di quanto immaginiamo. Lo diciamo spesso senza crederci davvero, ma quando a morire sono ragazzi della nostra età, mentre festeggiano e guardano avanti, quella frase diventa reale. Fa paura. Fa male. Accettare tutto questo non è semplice. Forse l’unica cosa che possiamo fare è imparare a stare accanto al dolore, nostro e degli altri, senza scappare. La memoria non dovrebbe essere solo dolore: dovrebbe diventare responsabilità Ogni vita che è persa è come una candela spenta troppo presto: la sua luce resta nei nostri ricordi e ci ricorda quanto sia importante proteggere e custodire con cura la luce di chi continua a vivere.
*Beatrice frequenta il Liceo Linguistico Antonio Gramsci a Olbia
