Non smettiamo di andare a ballare ma usiamo la testa
Crans Montana ci insegna che basta poco per passare dal divertimento al terrore
Quando ho sentito parlare di quello che è successo a Capodanno nella discoteca di Crans-Montana, la prima cosa che ho pensato è stata: potevo esserci io.
Ho 18 anni, vado in discoteca come tanti ragazzi della mia età, soprattutto nelle notti che “contano”, come l’ultimo dell’anno. Non è una notizia lontana, non è solo un fatto da leggere ma è qualcosa che mi riguarda. Quello che mi colpisce davvero è la paura che può nascere all’improvviso in un luogo che dovrebbe essere fatto per divertirsi. La discoteca, per noi giovani, è uno spazio di libertà, di musica, di amicizie. È il posto dove si va per festeggiare, non per avere paura. Quando esco la sera, io mi sento sicura. So che nei locali ci sono diversi tipi di sicurezza, gli addetti all’ingresso, le uscite di emergenza, i controlli sul numero di persone che entrano. Sono cose che spesso diamo per scontate, ma che fanno la differenza. Sapere che qualcuno controlla, che ci sono regole precise, mi fa vivere la serata con tranquillità. Proprio per questo quello che è successo a Crans-Montana fa riflettere.
Basta poco perché una situazione cambi, perché il divertimento si trasformi in confusione e paura. E allora mi chiedo quanto sia importante non solo la sicurezza organizzata, ma anche il comportamento delle persone. Restare calmi, rispettare gli spazi, fidarsi di chi è lì per proteggerci. Da giovane, credo che non si debba smettere di uscire o di divertirsi per paura. Però è giusto essere consapevoli. La sicurezza non è un dettaglio: è ciò che ci permette di ballare, ridere e festeggiare senza pensieri. Eventi come questo non devono farci chiudere in casa, ma farci capire quanto sia importante che tutti, organizzatori e ragazzi, facciano la propria parte. Perché una notte di festa deve restare solo questo, una notte da ricordare con allegria e spensieratezza.
* Martina frequenta l’Ipia Pellegrini a Sassari
