La Nuova Sardegna

L’intervista

Alice De Andrè: «Da mio nonno Fabrizio ho ereditato il mal di Sardegna, ci devo vivere 6 mesi all'anno»

Alice De Andrè: «Da mio nonno Fabrizio ho ereditato il mal di Sardegna, ci devo vivere 6 mesi all'anno»

La figlia di Cristiano racconta il suo rapporto con l’isola: «Qui scrivo i testi dei miei spettacoli»

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In un’intervista rilasciata oggi al Corriere della Sera, Alice De André racconta il suo legame con la Sardegna.

«Quello per la Sardegna è un piccolo mal d’Africa di famiglia», spiega, un filo che unisce lei, suo padre Cristiano e prima ancora il nonno Fabrizio De André. «Io ci sono nata, a Tempio, e ci passo almeno sei mesi l’anno».

«Il mio fidanzato ha messo su una scuola di vela, a Porto Pollo», racconta ancora. Una scelta che ha a che fare con il mare, con i ritmi più lenti e con una dimensione lontana dal caos delle grandi città come Milano.

Ed è proprio qui che prende forma anche la sua creatività. «Io in Sardegna scrivo i testi dei miei spettacoli. Posso dire? È molto meglio farlo guardando il mare che chiusa in casa a Milano». 

Nel racconto di Alice riaffiora inevitabilmente anche la presenza di Fabrizio De André, profondamente legato alla Sardegna, tra Portobello di Gallura e l’Agnata. E proprio a Portobello prendeva forma una dimensione quasi leggendaria, fatta di incontri e libertà creativa: «Era diventata una tradizione. Lì con mio nonno e Villaggio si trovavano Mastroianni, Tognazzi, Marco Ferreri, Walter Chiari... oddio sembra l’enciclopedia dello spettacolo italiano...».

Di quelle serate resta poco o nulla di tangibile, ma Alice ne coglie il valore più profondo: «Di quelle serate sono rimasti soltanto i ricordi che si tramandano. E secondo me è bello così». 

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