La Nuova Sardegna

Dal libro alla Tv

L’impresa impossibile di 101 anni fa: la storia dell’aviatore sardo Ernesto Campanelli diventa un documentario

di Enrico Carta

	Ernesto Campanelli a sinistra nella foto e Francesco de Pinedo
Ernesto Campanelli a sinistra nella foto e Francesco de Pinedo

“Il grande volo” dello storico Alberto Cauli firmato dalla regista Claudia Giammatteo arriva sul grande schermo

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Oristano C’erano anni in cui il mondo non si attraversava: si conquistava. Ogni rotta era un’incognita, ogni approdo una scommessa, ogni decollo un atto di fede. È in quell’orizzonte di audacia e intuizione che prese forma una delle più straordinarie imprese dell’aviazione italiana, destinata a uscire dall’oblio grazie alla rilettura di oggi. Prendendo spunto dal libro “Vita e imprese di un trasvolatore” (Delfino Editore) di Alberto Cauli nasce il documentario “Il grande volo” frutto della collaborazione tra lo storico oristanese e la regista-documentarista Claudia Giammatteo che ne ha firmato la regia. Presentato lo scorso mercoledì 24 giugno nella prestigiosa sede di Palazzo Aeronautica a Roma e sarà trasmesso in prima visione oggi domenica 28 giugno alle 13 su Rai 3 e successivamente anche su Rai Play.

Il documentario Prodotto da Siri Video Media & Broadcast per Rai Documentari, ricostruisce la spedizione aerea del 1925 con materiali d’epoca, lettere, filmati e il diario di bordo del comandante Francesco De Pinedo. Ne emerge il racconto di un viaggio lungo 55mila chilometri, da Sesto Calende a Melbourne per fare rotta su Tokyo prima del ritorno a Roma: ottanta tappe in sette mesi a bordo del Gennariello, un idrovolante di legno e tela spinto da un motore da 450 cavalli in fase ancora sperimentale, senza strumenti sofisticati come radio e radar e spesso guidato a vista, anche di notte.

I protagonisti Se il nome di Francesco De Pinedo è più impresso a chi si tuffa nel meraviglioso mare della storia, quello di Ernesto Campanelli, il “principe dei meccanici”, è rimasto a lungo in ombra. Nato a Nuoro e cresciuto a Oristano, dove una via e l’aeroporto che è la base del 7° Reparto volo della polizia di Stato portano il suo nome, rappresenta il volto una generazione capace di trasformare la tecnica in coraggio. Senza la sua abilità nel governare il motore, senza la sua capacità di intervenire in condizioni estreme, l’impresa non si sarebbe compiuta. L’impresa Il viaggio del Gennariello fu molto più di una traversata. Fu una spedizione su tre continenti, sorvolando Atene, Baghdad, l’India, l’Indocina, Manila e le Filippine, l’Australia e il Giappone. Ogni tappa rappresentava una sfida: decolli al limite del peso massimo, ammaraggi in condizioni spesso avverse, guasti improvvisi, attraversamenti di cicloni. Non mancavano episodi inattesi e quasi leggendari, come l’incontro in Nuova Guinea con una tribù indigena, mediato da un missionario inglese. Le difficoltà tecniche venivano affrontate con ingegno e improvvisazione: carburante da reperire ovunque e lubrificanti sostituiti perfino con olio di ricino acquistato in sperduti bazar-farmacie. Dettagli che restituiscono il senso di un’impresa sospesa tra scienza e avventura.

Fiato sospeso In Italia, il volo era seguito attraverso i giornali. Il telegrafo scandiva le tappe, trasformando l’avventura in un racconto collettivo. Era l’epoca in cui l’aviazione rappresentava progresso e prestigio internazionale, sostenuta anche da un contesto politico che vedeva nelle grandi imprese un potente strumento di immagine. Non fu certo un caso che il ritorno a Roma, il 7 novembre 1925, venne celebrato come un trionfo. Ma Campanelli non si fermò: partecipò ad altre epiche trasvolate, come quella del 1926 da New York a Buenos Aires degli argentini Duggan e Olivero, quelle del Mediterraneo Orientale e Occidentale e le due trasvolate atlantiche guidate dal gerarca fascista Italo Balbo. Celebre rimane quella del 1933 verso Chicago e New York. Quella di Ernesto Campanelli fu una vita consacrata al volo. Oggi quella vicenda torna al centro grazie al lavoro di ricostruzione storica di Alberto Cauli e alla forza divulgativa del documentario televisivo che la regista Claudia Giammatteo ha saputo esaltare. Il grande volo andando al di là della rievocazione storica diventa un racconto fatto di immagini, testimonianze e memoria, capace di restituire l’emozione di un’epoca in cui volare significava ancora sfidare l’ignoto.

È anche un recupero di una pagina storica importante per la Sardegna. Campanelli, profondamente legato a Oristano, rappresenta un protagonista a lungo dimenticato sebbene al suo rientro dal grande viaggio fu accolto nell’isola, durante una sorta di kermesse per ricevere gli onori della sua gente, come un eroe. Tra libro e documentario, il Gennariello torna così a volare. E con lui la storia di Ernesto Campanelli, che da domenica entrerà anche nelle case degli italiani, ricordandoci come i pionieri del cielo abbiano contribuito ad accorciare le distanze del mondo e ad allargare quelle dell’immaginazione. È lo storico Alberto Cauli a richiamare l’importanza di quella vicenda: «Questo volo ebbe un grandissimo ritorno di immagine non solo per l’Italia che finì al centro delle cronache di tutto il mondo, tanto che arrivarono elogi anche da nazioni non toccate dalla trasvolata, ma anche per le industrie che vi parteciparono come la Shell che fornì il carburante oppure la Castrol che mise a disposizione l’olio lubrificante per il motore e per la Lorraine-Dietrich, industria che produsse il motore. Tutte queste grandi case sfruttarono il momento e fecero uscire sulla stampa delle locandine che celebravano il successo di De Pinedo e Campanelli. La scelta di fare un documentario di questo tipo «nasce dall’esigenza di consegnare al grande pubblico vicende che fanno parte della nostra storia ma che sono dimenticate. Il documentario segue un rigoroso metodo di ricerca, in questo caso ventennale, e la forza delle immagini è potentissima». E la regista Claudia Giammatteo chiarisce quanto sia stato coinvolgente ricostruire la vicenda: «Abbiamo bilanciato la verità storica attraverso una narrazione quasi cinematografica. Abbiamo raccontato la storia dei tre protagonisti, De Pinedo, Campanelli e il Gennariello, così da renderla accattivante e consentire di immergersi in questo viaggio lontano. Sono personaggi potenti, c’è l’impresa che coglie nel segno, infine ci siamo anche posti dalla parte dei protagonisti raccontando non solo la loro avventura, ma anche i loro destini al rientro».

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