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Fantastic Negrito: «Canto per ritrovare l’umanità: È la cosa più bella del mondo» – L’intervista

di Paolo Ardovino
Fantastic Negrito: «Canto per ritrovare l’umanità: È la cosa più bella del mondo» – L’intervista

Il grande bluesman contemporaneo si esibirà sull’isola il 3 luglio

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Cagliari La fortuna è che lui si sia innamorato dell’Italia e cerchi ogni anno un modo per tornarci. La grande fortuna è che da un po’ di tempo a questa parte faccia ormai tappa fissa anche nell’isola. «Potrei pensare di trasferirmici a vivere» dice sorridendo. Quindi non si capisce se scherzi o sia serio. La videochiamata si apre e Fantastic Negrito è seduto su un piano, ogni tanto mentre risponde cerca l’ispirazione per le parole da qualche tasto bianco e nero. Il (più) grande bluesman contemporaneo è in scena venerdì 3 luglio al Lazzaretto Sant’Elia a Cagliari in occasione di “Vibes in black” di Vox Day. Con due aperture d’eccezione. Sul palco prima di lui saliranno i Casino Royale e i Sa Razza.

Mi ricordo ancora la magia del suo live a Sassari, un anno fa. E anche che provava a parlare in italiano con il pubblico.

«Sì, è vero (ride, ndr). Devo impararlo, l’Italia è un Paese così bello, me ne accorgo ogni volta che ci vengo. Una lingua splendida, cibo fantastico, è un onore per me tornarci».

E la Sardegna cosa le trasmette?

«Inizia a sembrarmi una seconda casa, al punto che potrei persino pensare di trasferirmici».

A luglio uscirà un suo album dal vivo, “Alive”, che concerti ha voluto racchiudere?

«Alcuni li ho registrati proprio in Italia, in piccole location tra le montagne, a Sogliano, a Trieste. Trieste è un posto speciale, lì ci avevo suonato anche con Chris Cornell. Poi ho registrato in Svizzera, Regno Unito, a Brooklyn».

Il titolo è un bel gioco di parole tra “dal vivo” e “essere vivi”. Cosa significa per lei?

«È una sorta di risposta anti-intelligenza artificiale. Questo album è vivo, lo ero io sul palco e lo era il pubblico con me. Penso che la vera rivoluzione, oggi, sia proprio questa: persone che tornano a parlarsi e a suonare insieme, invece di nascondersi dietro gli schermi, disconnesse dal mondo».

Citava Chris Cornell, con lui ha condiviso un tour, com’è stato?

«Mi ha cambiato la vita. Se oggi sono popolare in Europa, so che è perché Chris mi ha portato con sé, aprendomi le porte in Italia, in Spagna e in Francia. Era un essere umano incredibilmente caloroso, pacifico e talentuoso. Gli sono molto grato».

Le sue canzoni sono molto personali e intime, cosa prova quando le condivide con un pubblico?

«La trovo un’opportunità incredibile per connettermi con altri esseri umani. Tutto nell’umanità si basa su storie che ci tramandiamo da migliaia di anni. Io racconto le mie esperienze e i miei problemi affinché chi ascolta possa pensare “Cosa? È successo anche a te? Allora non sono solo”. Questa è la sensazione migliore del mondo».

E ora sta lavorando a qualcosa di nuovo?

«Sì, un nuovo album, molto melodico. Da poco ho suonato con la San Francisco symphony, e ho amato suonare a “Propaganda live” in Italia. Voglio provare nuovi strumenti e mescolare i generi. Lo trovo liberatorio e potente. Nel tempo libero però mi dedico alla mia fattoria. Coltivo uva, fichi e verdura».

Mi ha sempre colpito il titolo di un suo album, “Please dont’ be dead”. Mi sembra un messaggio potentissimo, specie perché nella foto di copertina c’è lei nel letto di un ospedale dopo un incidente.

«È nato in modo curioso. Mio figlio era piccolo e giocava con i Lego e ripeteva “Per favore, non morire”. Gli chiesi perché lo dicesse, mi rispose “Non voglio che le persone che amo muoiano, voglio che siano tutti vivi”. È un messaggio così semplice e allo stesso tempo profondo. Quel disco è nato anche da una certa rabbia verso questo neofascismo, queste esistenze senza pensiero che sentivo avanzare».

Un anno fa mi disse: “Non sento l’esigenza di dover fare musica per i giovani”. È una bella libertà, non crede?

«Esatto, l’idea che la musica sia solo per i giovani è una follia del marketing che ha ucciso le nostre anime. Io ho iniziato la mia carriera a 46 anni. Non mi interessa essere una popstar, voglio trovare l’umanità dentro di me e negli altri».

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