Isabel Russinova: «Figure come Eva Mameli Calvino e Grazia Deledda dimostrano che la Sardegna è un unicum»
L'attrice ha presentato a Cagliari al Premio Emilio Lussu il suo documentario sulla scienziata sassarese
Il suo curriculum attraversa un po’ tutte le arti. C’è il cinema, c’è il teatro, ci sono anche la tv, la moda. Una versatilità che è figlia di quella curiosità che Isabel Russinova prova per ciò che le sta attorno. Una curiosità che ha spinto l’attrice di origine bulgara a realizzare, da regista insieme a Rodolfo Martinelli Carraresi, un documentario su Eva Mameli Calvino, prima botanica italiana e pioniera dell'ambientalismo nel nostro Paese, nata a Sassari e madre di Italo Calvino, “Eva degli iris” presentato a Cagliari all’interno del Festival Premio Emilio Lussu.
Isabel, perché ha dedicato un documentario a Eva Mameli Calvino?
«Da tempo scrivo, investigo e porto in scena figure di donne. A me interessano soprattutto quelle donne che hanno segnato con la loro vita e le loro azioni la storia dell’umanità, anche se poi la stessa umanità le ha messe da parte. Ma la memoria di queste donne va ristabilita, non solo per dare lustro a quello che hanno fatto in vita, ma anche perché può essere da monito per le nuove generazioni, soprattutto per il femminile. Perché le figure femminili sono sempre state le più penalizzate, visto che la storia è stata raccontata da uomini. Io vivo tutto questo come una missione: nel mio piccolo vorrei essere utile, contribuire un minimo. Ecco perché ho voluto ricordare Eva Mameli Calvino».
Come si è imbattuta nella sua figura?
«Mi ha sempre incuriosito capire che madri sono state quelle che hanno costruito la vita di grandi uomini o grandi donne. Italo Calvino è un punto di riferimento della letteratura del Novecento e ho così iniziato a indagare su chi fosse la madre. Quando ho scoperto la grandezza di Eva Mameli ho voluto raccontarla in un documentario, e a lei ho dedicato anche un capitolo del mio libro dedicato alle grandi figure femminili. Spesso leggo lo stupore negli occhi di chi scopre la storia di Eva, una storia che stimolerà a sapere di più su di lei, sulla sua visione del mondo, sulla sua emancipazione...».
Tra l’altro, parliamo della Sardegna del primo ’900...
«Quelli erano tempi bui un po’ ovunque, per il femminile e non solo. Ma figure come Eva Mameli, o anche Grazia Deledda, sono il risultato di genitori illuminati, di famiglie che hanno incoraggiato le loro figlie. In questo senso io credo che la Sardegna sia un unicum: da qui sono nate rivoluzioni, intuizioni, personaggi, donne. Nonostante le difficoltà la Sardegna è una terra di grande luce e mistero e come tutti i luoghi misteriosi racchiude un’energia superiore».
Nella sua ricerca su Eva Mameli è stata anche a Sassari.
«Mi ha colpito molto l’abbraccio ricevuto dall’Università e dalla Fondazione quando ho proposto il mio lavoro. È stato bello coinvolgere le scienziate dell’università proprio per raccontare Eva. E poi ho visitato il meraviglioso orto botanico che hanno costruito. Senza mettere in secondo piano quello di Cagliari, che è l’Orto botanico di Eva».
La Sardegna, insomma, non ha dimenticato Eva...
«Non mi sembra. Anche se purtroppo veniamo da anni tristi e bui. Pensiamo a Sanremo, che se è diventata la città dei fiori lo deve a Eva. La sua Villa Meridiana è stata distrutta per dare spazio alla speculazione edilizia. Purtroppo siamo nelle mani di pochi oligarchi, imperialisti che distruggono il bello, la giovinezza, il futuro».
Vede tutto nero?
«Sono intrigata dalla intelligenza artificiale, ma sono anche scettica. Noi dovremmo allenare il nostro miracolo, il nostro cervello, che usiamo già al minimo. Con l’intelligenza artificiale rischiamo di impigrirlo del tutto, di annebbiare la nostra meraviglia. Vedo che Papa Leone sta facendo un enorme sforzo per comunicare questa necessità: il suo operato è una delle poche luci in questo mondo».
Nel libro “Donne angeli e leonesse” racconta Eva e anche altre donne. Come le ha scelte?
«Ci sono donne che sono state colpite, loro malgrado, negli Anni di piombo. O le vittime di femminicidio, una piaga che, checché ne dica qualcuno, è oggi un problema culturale. Nel libro poi parlo di donne rivoluzionarie che hanno offerto il loro percorso per il bene comune come Olympe de Gouges, Battista Sforza, nonché Eleonora d’Arborea. E scienziate come Eva».
Nella sua carriera è stata modella, conduttrice, attrice, scrittrice: un personaggio che ha incontrato sulla sua strada che merita di essere raccontato?
«Tantissimi, da quelli con cui ho condiviso un giorno della mia vita ma è bastato per arricchirmi a quelli con cui sono stata sul set. O le persone che ho conosciuto al festival Tehr che organizzo da 10 anni: una dissidente bielorussa con cui ogni tanto mi sento, o i filmmaker e intellettuali iraniani che non sono più riuscita a sentire da quando è scoppiata questa ignobile guerra. E poi Dino Risi, Mario Cecchi Gori, Armani, Versace, Valentino... potrei raccontare un mondo che non esiste più».
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