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Red Valley festival pronto a cambiare pelle: «Forse ci rivedremo nel 2028»

di Paolo Ardovino
Red Valley festival pronto a cambiare pelle: «Forse ci rivedremo nel 2028»

Parla Luca Usai, event manager della manifestazione: dopo l’ultima edizione con Achille Lauro, Annalisa e Anna si pensa al futuro

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«Con chiunque ci sarà, e in qualsiasi forma sarà… ci aggiorniamo presto». Come ogni giorno dopo del Red Valley Festival, Luca Usai spunta su instagram con un bilancio personale, quasi sempre parole al miele per lo staff, per la città e gli artisti. Questa volta cambio di programma, ha voluto lanciare anche un interrogativo: «Ci rivedremo?».

L’edizione 2026, tre giorni invece di quattro, dal 13 al 15 agosto, si è conclusa con successo, anche se più sbiadito del solito. Gli organizzatori hanno parlato di 15mila presenze al giorno, forse erano meno, in ogni caso i record degli oltre 100mila spettatori totali sono irraggiungibili. Ma è anche vero che è questione di prospettiva: anche una sola giornata di questo Red Valley, quella magari con Achille Lauro, Bresh, Ditonellapiaga, Clara, Mara Sattei e Chiello tutti d’un colpo, sarebbe l’evento dell’anno per qualsiasi città. A Olbia la gente può permettersi di fare i paragoni con il passato, in questo quinquennio. «Abbiamo sempre alzato l’asticella, secondo me le persone danno per scontato che sia facile portare certi artisti – riflette Usai, event manager del Red Valley festival –. Tantissimi operatori turistici farebbero i salti mortali per averli». In Sardegna? «In Italia». I grandi eventi sembrano aver subito un contraccolpo dopo il boom di qualche anno fa: «Riguarda i festival in generale, ma questo non vuol dire che il nostro non possa essere un’eccezione. È un prodotto unico che può sopravvivere». Quindi quel post sibillino non è un addio. «No, ma ora dobbiamo studiare diverse strade per farlo funzionare».

Il Red Valley si farà (ancora) e l’Olbia arena rimarrà la sua cornice. «Credo sia molto difficile che questo festival abbia case diverse rispetto a Olbia, dove c’è anche ampissima disponibilità dall’amministrazione comunale: è al nostro fianco». Poi aggiunge un “ma” grande quanto una casa. O quanto un palco del Red Valley: «Capiremo se proseguire l’anno prossimo o tornare direttamente nel 2028».

Dopo il trasloco da Arbatax alla Gallura, nel 2022, ha allargato il suo pubblico e ha portato in Sardegna ospiti impensabili («La serata preferita? Quella con i Black Eyed Peas nel 2023 ha fatto capire di aver alzato l’asticella. Quella con Max Pezzali, Salmo, Dimitri Vegas e Like Mike nel 2022 ha fatto storia»).

Questa volta, in un’estate satura di musica, dove solo a Olbia ci sono stati anche Vasco e Jovanotti, dove ad Alghero c’è un artista al giorno o quasi, e con le piccole rassegne sparse, la mega manifestazione con il logo rosso ha mostrato qualche limite. Resta, per distacco, l’evento più grande dell’isola, ma negli ultimissimi anni l’ambizione era confrontarsi con i festival d’Europa. Anche il volto di Magma events, la compagine organizzatrice, ammette la necessità di un restyling. Che diventi una manifestazione spalmata magari su tutta l’estate? «C’è l’idea di trasformarlo in una rassegna più ampia, con una veduta larga. Ma non con questi artisti, cambierebbe anche l’offerta. Allungare la vita del festival lungo l’intero anno? Anche».

Poche volte si concede a lunghe chiacchierate e preferisce passare per l’addetto ai lavori che sta dietro ai riflettori. Però Luca Usai è una delle figure-chiave della musica dal vivo ad alti livelli nell’isola. A inizio agosto, per Vivo Concerti, dove ricopre il ruolo di Capo progetti speciali, ha portato a Olbia “Notre Dame de Paris” in una nuova arena da poche migliaia di persone fronte mare. «Esperimento andato molto molto molto bene, e quello è uno spazio che va presidiato per il futuro».

A luglio Usai era dietro alla mastodontica produzione del concerto di Ultimo a Tor Vergata. Il live dei record da 250mila persone. «Questi eventi rimarranno il fiore all’occhiello della musica – è convinto il manager –, perché sono esperienze fatte di aggregazione. La musica pop ha bisogno di socialità. E comunque nell’isola abbiamo un’accezione diversa, perché il Red Valley fa 25mila persone al giorno e quasi non è definibile un grande evento rispetto ad altre parti d’Italia e di fronte ad artisti che vanno in luoghi da 70-80mila persone». Come a dire che averli portati – il pensiero vola a Martin Garrix, Pinguini Tattici Nucleari, Paul Kalkbrenner – è stata una vittoria. Quindi il calendario da dove riprende? Per ora dal concerto di Ultimo a Olbia il 24 luglio. «Ma ci saranno sorprese». Il Red Valley forse si prende un anno sabbatico. 

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