La Nuova Sardegna

Musica

Mario Biondi: «La mia voce era ritenuta un limite. Sanremo? Ho una bella canzone» – L’intervista

di Alessandro Pirina
Mario Biondi: «La mia voce era ritenuta un limite. Sanremo? Ho una bella canzone» – L’intervista

Il 22 agosto il concerto in occasione dei cento anni dalla nascita di Rafael Neville

4 MINUTI DI LETTURA





La sua è una delle voci italiane più conosciute a livello internazionale, uno dei timbri vocali più riconoscibili del panorama musicale. Ed è a lui, Mario Biondi, che il Comune di Palau si è rivolto per le celebrazioni dei cento anni dalla nascita di Rafael Neville, il fondatore di Porto Rafael. E così, sabato 22 agosto alle 22, il cantautore catanese si esibirà nella Fortezza di Monte Altura, in uno degli scenari panoramici più suggestivi della Gallura. Per l’occasione, Biondi porterà in scena il concerto speciale “This Is What You Are – 20th Anniversary”, dedicato al ventennale del brano che ha segnato l’inizio della sua carriera internazionale. A condurre la serata sarà Max De Tomassi, storica voce di Rai Radio1, da sempre impegnato nella promozione e nella divulgazione della cultura musicale italiana, internazionale e brasiliana Biondi, lei ha iniziato giovanissimo, arrivando perfino ad aprire i concerti di Ray Charles.

Quanto è stata importante la gavetta?

«Tantissimo. È stata una palestra. Lavoravo sette sere a settimana per tre mesi di fila. Ero pieno di energie, anche perché avevo 17-18 anni. È stato davvero un periodo importante».

Che effetto le fa vedere che molti suoi giovani colleghi saltano la gavetta e diventano subito famosi attraverso i talent e i social?

«Ma adesso sono pochi quelli che cantano. Sembra quasi che il cantato sia qualcosa di secondo piano. Non c’è più grande attenzione per l’intonazione, per la parte ritmica. Forse sono diventato vecchio io, ma io vengo da un concetto di solfeggio, cantato, di conoscenza delle note, dei tempi, delle ritmiche... Boh...».

Sono passati più di vent’anni da “This Is What You Are”, che nel 2004 cambiò la sua carriera. Se si guarda indietro, qual è la cosa che le fa più effetto di questo percorso?

«Sono successe tante cose belle. Se penso che per un lungo periodo ho suonato con una grande orchestra. Oppure alla possibilità di aver incontrato, sulla mia strada, artisti e soprattutto persone incredibili. È stato davvero un percorso importante».

Nel suo percorso ha incontrato artisti come Burt Bacharach, Chaka Khan, Al Jarreau, Renato Zero e molti altri. C’è una collaborazione che, più delle altre, le ha insegnato qualcosa o le ha fatto cambiare il modo di intendere la musica?

«Non vorrei apparire blasfemo, ma è come chiedere se preferisci la Madonna o San Giuseppe. La verità è che, quando hai a che fare con artisti come Al Jarreau, Pino Daniele, Burt Bacharach, Chaka Khan, Renato Zero, Gregory Porter, diventa difficile sceglierne uno. Sono tutti artisti che stimo tanto. Per uno come me, che non solo fa musica, ma nasce proprio con la passione per la musica, questo è un bellissimo parco giochi».

Il suo timbro è diventato immediatamente riconoscibile ed è stato spesso associato alle grandi voci soul americane. Lei ha mai vissuto questa caratteristica come un vantaggio, oppure all’inizio era anche un limite per un cantante italiano?

«È stato un limite per un lungo tempo, soprattutto quando facevo intrattenimento. Con la mia band avevamo un repertorio jazz, soul, anche punk e pop, ma sempre più verso il soul. Quante volte ci sentivamo dire: “Questa roba non va”. Loro volevano gli U2, i Queen, Vasco, Ligabue e ci mandavano a quel paese. E lo stesso quando facevo ascoltare le mie cose: “No, questa roba non può andare in Italia”. Poi, però, sono riuscito a smentirli tutti».

Dopo una carriera costruita soprattutto cantando in inglese, nel 2026 è arrivato “Prova d’autore”, il suo primo album interamente in italiano. Che cosa ha trovato, nella lingua italiana, che prima non riusciva a esprimere attraverso l’inglese?

«Per me questo è un progetto etico che ha una forte importanza. Ci lavoravo da tempo, ci ho investito tanto. E realizzarlo è stato un bell’arrivo».

Quest’anno a Sanremo ha affiancato Sayf nella serata cover con Alex Britti: le piacerebbe ritornare in gara al Festival?

«Ho un brano che reputo molto bello, ma bisogna capire quali idee ha il direttore artistico, il mio amico Stefano De Martino...».

Sabato sarà a Porto Rafael: cosa la lega alla Sardegna?

«Tanti amici, tanta musica: per un periodo ho frequentato tanto l’Fbi di Quartucciu. E mi piace un sacco il vino sardo».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Sanità

Barelle nei corridoi e posti letto esauriti, gli ospedali di Sassari e Cagliari al collasso: cosa sta succedendo

di Nadia Cossu
Le nostre iniziative