Paolo Brosio: «Emilio Fede mi tirò una macchina da scrivere. Mandai a quel paese Papa Francesco»
Il giornalista si racconta: i 6 anni al Tg davanti al tribunale, il successo in tv, la mamma Anna e la svolta spirituale
Da inviato nelle zone di guerra a inviato all’Isola dei famosi. La carriera di Paolo Brosio è un cocktail di esperienze, le più disparate tra loro, ma tutte affrontate con quell’entusiasmo con cui il giornalista è solito affrontare la vita. Così è stato per i sei anni trascorsi di fronte al palazzo di giustizia di Milano ai tempi di Mani Pulite, così per gli anni al fianco di Fazio a Quelli che il calcio. .., e così adesso mentre porta avanti il progetto dell’ospedale a Medjugorje.
Brosio, lei cosa voleva fare da grande?
«Io ero fissato con il giornalismo e lo sport. Giocavo a pallone 30 ore al giorno: mia mamma doveva rincorrermi per gli oratori. E poi, avendo vissuto a Courmayeur, amavo lo sci e il trekking. E infine il tennis, dove ho anche giocato tornei importanti. Ma fin da bambino mi piaceva anche raccontare lo sport. Entravo in cucina, prendevo il mestolo di legno e facevo “Tutto il calcio minuto per minuto”. Amavo il giornalismo sportivo, ma anche la cronaca...».
Gli inizi da giovanissimo collaboratore a “La Nazione”.
«Come tutti ho iniziato dalla nera, facevo i giri di cronaca, mi infilavo da tutte le parti. I miei, però, volevano che studiassi Giurisprudenza. Io non ne volevo sapere, di nascosto mi facevo dare lezioni di tennis. Alla fine mi laureai a Pisa con 110 e lode».
E diventa l’ufficio stampa dell’ateneo toscano.
«Io stavo benissimo nei quotidiani. A Pisa, per arrotondare, feci anche un’esperienza in una tv locale, 50Canale. Questo mio iperattivismo attizzò il rettore di Pisa, che mi chiese di dirigere la rivista dell’università».
Quando arriva la tv?
«Quando ero giovanissimo feci anche l’addetto stampa del Pisa Calcio. Un giorno il presidente Romeo Anconetani, in vista della partita, mi mandò all’aeroporto a prendere Silvio Berlusconi, che aveva appena comprato il Milan. Stetti due giorni con lui e mi fece questa profezia: “Fra 3-4 anni apro l’informazione privata in Italia”. E mi diede un numero a cui mandare il curriculum. Qualche anno dopo conobbi a Lerici una ragazza bellissima, Serenella, che poi sarebbe diventata la mia prima moglie. Era sempre in giro per l’Italia per lavoro e la seguivo ovunque. Mi ricordai di quel numero che mi aveva dato Berlusconi. Inviai il curriculum e tre giorni dopo fui convocato da Emilio Fede».
Era il 1991, l’anno della Guerra del Golfo.
«Sì, stava nascendo l’informazione privata. Fede mi fece un colloquio di notte. Fui preso e fui subito mandato inviato. A risentirne fu il matrimonio: mi ero sposato da poco, ma non c’ero mai e mia moglie mi fece trovare tutto fuori di casa».
Nel 1992 scoppia Mani Pulite e lei, con i suoi collegamenti dal Palazzo di giustizia, diventa un simbolo di quell’epoca.
«Fede mi aveva mandato in Austria perché avevano ritrovato la “mummia del Similaun”, ovvero l’uomo ghiacciato di 5300 anni fa. Mi aveva detto: “Vai, devi portare roba esclusiva: anche l’intervista della mummia”. Morale della favola, mentre sono in Austria, a Milano arrestano Mario Chiesa e inizia Tangentopoli. Mi chiama Fede: “Torna indietro, che tanto sarai lì dietro alle cameriere”. Tornai a Milano e mi trovai catapultato davanti al tribunale».
“Novecento giorni sul marciapiede” è anche un suo libro.
«Non era possibile stare davanti al tribunale, allora mi mettevo nell’isola pedonale di corso Porta Vittoria. Si vedeva tutto il palazzo di giustizia, ma passava anche il tram. E io ero sempre lì, con il mio loden o il mio Barbour anche a 50 gradi. Hanno messo anche un cartello: “Qui Paolo Brosio faceva le dirette”».
Com’era Emilio Fede?
«Metteva alla frusta tutti. A me di più, perché ero sempre in diretta. Ma mi voleva bene, perché avevo fiuto per le notizie».
La popolarità fu enorme e Fabio Fazio la volle a “Quelli che il calcio...”. Come la prese Fede?
«Mi tirò la macchina da scrivere in testa, ma io riuscii a scansarla e colpì la segretaria. Non sopportava l’idea di non controllarmi più. Era sempre una discussione, mi mandava a quel paese, ma poi anch’io ho iniziato a rispondergli. Ma, ripeto, mi voleva un gran bene. E mi ha insegnato tanti trucchi del mestiere».
Da Fazio fa coppia con sua mamma Anna.
«Di solito ci sono i figli d’arte, lei è una mamma d’arte. Era un fenomeno. Era diventata la pupilla di Costanzo. E anche questo faceva incazzare Fede».
In tv ha fatto un po’ di tutto: il programma di cui va più fiero?
«Quelli che il calcio. E poi il Giro d’Italia su Rai 3. Un anno feci “Un uomo solo al comando”: ogni giorno dovevo fare gli ultimi 100 chilometri della tappa. Mi alzavo alle 4, facevo colazione con Pantani e Cipollini e partivo tre ore prima di loro».
E quello che non rifarebbe?
«Sono contento di tutto ciò che ho fatto. Dai tg ai reality, da Domenica in con Conti e Zanicchi a Linea verde, a Sanremo Notte con Teocoli. Per uno che ha iniziato dalla nera di Pisa e Viareggio è tantissima roba».
Negli anni del successo è anche fisso in Costa Smeralda. Che ricordi ha di quell’epoca?
«Ero socio di Flavio Briatore al Twiga. C’erano le donne più belle del mondo. Un anno vinsi anche il torneo vip di tennis: mi diedero due frigoriferi. Uno lo tenni e l’altro lo vendetti».
Lei ha spesso parlato della sua fede. La svolta spirituale è stata anche un cambio di vita?
«Le catastrofi della vita mi hanno fatto scoprire la fede: la morte di mia mamma, la fine del mio secondo matrimonio, l’incendio del Twiga. Tutto andava bene e, a un certo punto, tutto è crollato. Quando ho trovato Dio ho trovato il sollievo a questo stato di sofferenza».
Ha conosciuto Papa Francesco, una volta per scherzo e poi però per davvero.
«Dopo lo scherzo in tv lui mi chiamò, ma io, pensando fossero ancora le Iene, lo mandai a quel paese. E lui rideva...».
Cosa vuole aggiungere a questa vita così intensa?
«Finire l’ospedale che stiamo realizzando a Medjugorje per accogliere e curare persone di tutte le etnie e religioni. Si chiamerà Firstide Hospital of the Peace, il Pronto soccorso della Pace. È stato Papa Francesco a suggerirmelo. Mi disse nel 2016: “Fallo, sarà un grande segno di pace in un’Europa tormentata dalla guerra”. Era una profezia. Per questo dico a Crosetto e Meloni: basta armi, attiviamo la pace».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
