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La bellezza non mette al riparo l’isola dall’inquinamento, il riscatto è affidato anche ai progetti di elettrificazione verde

di Andrea Bomboi*
La bellezza non mette al riparo l’isola dall’inquinamento, il riscatto è affidato anche ai progetti di elettrificazione verde

La qualità della vita in Sardegna è minacciata da discariche, depositi di carburante, siti minerari e industrial

25 novembre 2023
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La Sardegna, un’isola di montagne e spiagge incantevoli con fauna e flora affascinanti ed uniche.

Una realtà quasi utopistica, dove l’antichità delle tradizioni si unisce alla cultura moderna. Eppure, pochi, la maggior parte degli stessi sardi ne è all’oscuro, sanno quanto in realtà la Sardegna sia una delle regioni con aree tra le più inquinate.

Un censimento del 2019 attesta che nell’isola sono presenti circa 404 discariche, 257 siti impiegati nella distribuzione di carburanti, 151 siti minerari e 169 siti industriali.

Di conseguenza, le cosiddette aree SIN (Siti di Interesse Nazionale), secondo i dati ufficiali del 2017 del ministero dell’ambiente, si estendono su un’area pari a 57mila ettari e ciò rende la Sardegna la seconda regione più inquinata, dopo il Piemonte.

Pertanto, anche se in questi ultimi anni la situazione sembra essere leggermente migliorata, la strada da fare è ancora tanta.

Ma andando oltre, c’è un’altra questione molto importante per tutti quanti: l’utilizzo delle energie rinnovabili. Ma anche qui, i dati non sono molto positivi.Di fatto, l’isola, nonostante la sua immensa estensione di circa 24100 kmq, dedica poco spazio a questi impianti. Questo è stato confermato dal recente monitoraggio sul piano energetico ambientale, presentato a Cagliari all’inizio dell’anno.

In breve, secondo questo report risulta che il 75% dell’energia prodotta e poi utilizzata, venga ricavata da fonti non rinnovabili come gas naturale e carbone e che solamente il 25% dell’energia sia prodotto da fonti rinnovabili. Di queste abbiamo il fotovoltaico (9%), l’eolico (13%) e l’energia idroelettrica (3%).

Di tutta questa energia, circa il 61% rimane nell’isola e viene usato nell’industria, nel settore terziario e per l’uso domestico, mentre il rimanente viene portato nella penisola, con seri problemi di dispersione lungo tutto il tragitto.

In sintesi, il quadro generale non è dei più rassicuranti e, con i recenti limiti imposti dall’Unione Europea, la regione deve impegnarsi a cambiare la situazione. Per nostra fortuna, nei prossimi anni avranno inizio molti progetti volti a migliorare il sistema. Uno tra questi è il progetto Elettrificazione verde della Sardegna: si basa sulla generazione distribuita, una rete di tanti piccoli impianti rinnovabili producenti energia. I vantaggi sarebbero molteplici, dalla creazione di migliaia di posti di lavoro fino alla totale decarbonizzazione entro il 2030. Addirittura, in questi ultimi anni sono arrivate tantissime richieste di installazione di nuovi impianti eolici e fotovoltaici, così tanti da superare di molto il fabbisogno dell’intera popolazione isolana. La transizione, perciò è possibile e fattibile, l’importante è che si operi nel rispetto degli abitanti e dell’ambiente stesso. Non ci dovranno essere ulteriori devastazioni all’ecosistema con speculazioni edilizie, oppure con progetti mai ultimati. L’intera isola aspetta il progresso e il cambiamento ed è dovere di tutti fare in modo che ciò accada.

*Andrea frequenta il liceo “Michelangelo Pira” di Siniscola


 

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