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Indifferenza, la stampella dei regimi

di Ilaria Muggianu Scano*
Indifferenza, la stampella dei regimi

Lettura in classe sul libro "Love Harder" di Barbara Stefanelli giornalista e scrittrice che traccia un parallelismo tra vicende ormai storiche come l'Olocausto e contemporanee come l'aggressione costante della dittatura alla libertà delle donne iraniane

29 marzo 2024
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Barbara Stefanelli (nella foto) si mette di traverso. Con il suo titolo esortativo Love harder - Le ragazze italiane camminano davanti a noi (Solferino, 144 pagine) lo sprone è ad amare più forte. Talvolta sembra quasi poetico l’impegno di salvare dall’oblio parole, opere e missioni di donne ingiustamente dimenticate. Qui si va oltre l’indignazione per la dimenticanza neutra, Stefanelli - vicedirettrice de Il Corriere della Sera, fondatrice della rubrica di femminismo militante La27ora e della manifestazione annuale il Tempo delle Donne - compie un parallelismo tragicamente evocativo e indispensabile ad avvicinare le dolorose vicende delle donne iraniane con un male infinitamente più prossimo all’Occidente, in termini di alterità: «Dei racconti di Liliana Segre deportata verso Auschwitz, mi sono sempre rimasti impressi gli ultimi giorni a Milano. Lei che, ragazzina, pedalava spesso davanti a San Vittore per andare a scuola o a trovare le amiche. Lei che "senza una ragione se non quella di essere ebrea", si ritrova improvvisamente dentro quel carcere. E dal carcere. E dal carcere alla Stazione Centrale, binario 21. Ogni tappa scortata dall’inerzia di conoscenti e passanti, che non sapevano e non volevano sapere. Nessuno che mettesse i propri corpi di traverso, sulle rotaie del tram o del treno; nessuno che affollasse gli incroci costringendo quei convogli della vergogna a fermarsi per far scendere i prigionieri, chiedendo loro subito perdono. Non è vero che era impossibile, non è vero che è impossibile. L’indifferenza aumenta il coefficiente di morte, i regimi ci contano. Contano sul nostro sentirci presto estranei. Per questo possiamo imparare ad amare più forte, per questo dobbiamo ancora combattere».

Barbara Stefanelli, nauseata da ogni forma d’indifferenza, compie un viaggio in una terra in cui Scuola, istruzione, cultura personale stanno compiendo il vero viraggio della civiltà, in una terra alla cui drammaticità i ragazzi occidentali hanno ancora difficoltà a credere. Un luogo in cui una ciocca femminile fuori posto non è il dramma di una influencer che fatica a trovare la lacca più adatta, sul quale spende centinaia di post ma il capo d’accusa di sicura condanna a morte. Love harder non è un pamphlet di ispirazione vetero femminista, buono per otto marzo o 25 novembre, è un documento di sororità, l’auspicio dunque di uomo e donna che lottano assieme e che certifica: «Delle giovani donne, che vogliono svelarsi, anche a sé stesse, ed essere riconosciute. E degli uomini, giovani e meno giovani, compagni fratelli padri, che le hanno seguite e sostenute, accettando di scambiare vecchi privilegi con la promessa di un cambiamento per tutti e tutte, di tutti e tutte». Un capolavoro anti retorico che merita di palpitare sui banchi di scuola.

*Insegnante e scrittrice
 

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