La Nuova Sardegna

Alghero

«Dissanguato ogni mese, pago interessi da incubo»

di Luigi Soriga
«Dissanguato ogni mese, pago interessi da incubo»

Ex carabiniere sottoscrive un prestito da una finanziaria con tassi da usura: 25% Il processo va avanti e l’anziano in questi anni ha già dovuto versare 15mila euro

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ALGHERO. La giustizia se la prende con comodo e se ne infischia dei suoi 87 anni. Così Nicolino Doro vorrebbe campare abbastanza per avere la soddisfazione di mettere la parola fine al suo calvario processuale. Una causa per truffa e per usura cominciata nel 2008 e non ancora conclusa. Per un ex appuntato carabiniere come lui, di quelli tutti d’un pezzo, ancora innamorato della divisa, dev’essere ancora più difficile digerire questa che lui racconta come una colossale fregatura, nella quale si è buttato a pesce sei anni fa. Primo perché per mestiere Nicolino Doro di raggiri ne ha visti di tutti i colori. E poi perché, quando ci è cascato in prima persona, si è sentito improvvisamente e abbandonato. E ora non ci dorme la notte, si è fatto il sangue amaro e rovescia la sua rabbia sopra le lettere infuocate che invia un po’ a tutti. Ci sono passati presidenti della Repubblica, ministri, giudici, trasmissioni televisive e naturalmente i giornali.

La sua storia ha inizio a marzo del 2008 quando l’anziano si rivolge a una finanziaria per chiedere un prestito. «Ormai manco mi ricordo a cosa mi servivano quei soldi». L’importo concordato con il promoter era di 9.417,11 euro, e il contratto prevedeva la restituzione in 108 rate mensili da 205 euro per nove anni. Quando dopo tre mesi arriva l’assegno, Nicolino Doro rilegge attentamente le carte, si fa due conti e viene preso dal panico: alla fine avrebbe dovuto restituire 22.140 euro, cioè quasi il triplo della somma. Con un tasso del 25 per cento, cioè usura allo stato puro, considerando che il tasso medio applicato è di 11% e la soglia di usura è 19. L’ex carabiniere per prima cosa cerca di rimandare al mittente l’assegno con una raccomandata, ma il titolo di credito gli torna indietro con una nota di accompagnamento: «I termini per la rescissione anticipata del contratto sono scaduti». Allora l’anziano si rivolge alla Procura e i magistrati rinviano a giudizio il promoter finanziario con l’accusa di usura. Inizia anche il processo, ma Nicolino Doro, che non ha mai voluto affidarsi a un avvocato, non sa a che punto sia la sua causa. Però l’Inpdap, puntuale come un orologio, ogni mese detrae dalla sua pensione 205 euro e li gira alla Finanziaria. «Così, dopo 72 mesi, io ho già versato quasi 14 mila euro, cioè più del doppio del prestito ricevuto, e se la giustizia non si darà una mossa ne avrò per altri tre anni. E mi chiedo: visto che in questa vicenda le irregolarità sono palesi, e visto che applicare un tasso di usura del 25 % rappresenta reato, è mai possibile che un tribunale in tutti questi anni non sia stato in grado di tutelarmi? E perché un giudice non ha mai fatto un’ingiunzione all’Inpdap in modo da sospendere la detrazione della rata dalla mia pensione, in attesa della sentenza? Perché tra un rinvio e l’altro qui non si finisce più, e mi sembra che alla giustizia della vita e dei sacrifici di un povero cristo, poco interessi». E Nicolino Doro, dal suo terrazzo, indica la sua vecchia Fiat Punto. «Sta cadendo a pezzi, mi piacerebbe cambiarla». E l’auto è parcheggiata proprio davanti a una concessionaria, con delle utilitarie fiammanti in vetrina. «Sono il mio sogno. Ma per comprarle dovrei fare un’altra finanziaria». Meglio di no...

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