Morì ai bastioni, in 7 si difendono: «Altri avevano l’incarico di vigilare»

ALGHERO. È un dettaglio “difensivo” molto importante quello emerso ieri mattina nel processo che si sta celebrando davanti al giudice Mauro Pusceddu nei confronti di sette (tra dirigenti e...

ALGHERO. È un dettaglio “difensivo” molto importante quello emerso ieri mattina nel processo che si sta celebrando davanti al giudice Mauro Pusceddu nei confronti di sette (tra dirigenti e amministratori della società partecipata AlgheroInHouse) imputati di omicidio colposo per la morte, avvenuta nel 2014, di Domenico Nurra. Il pensionato di Alghero di 71 anni era precipitato sulle rocce dopo essersi appoggiato a una ringhiera tra la Torre di Sulis e la Torre dei cani, un tragico volo di circa sei metri davanti allo sguardo disperato della moglie e di altri amici.

Per quel fatto sono finiti a processo Guido Calzia (assistito dall’avvocato Edoardo Morette), Gian Marco Saba e Giovanni Spanedda (difesi da Nicola Satta), Antonio Maria Era (assistito da Sara Migliore), Luigi Altea (difeso dagli avvocati Sebastiano Chironi e Franco Luigi Satta), Gennaro Monte (assistito dall’avvocato Danilo Mattana) e Antonio Ferro (difeso da Antonello Pais).

L’ingegnere Marta Perra di Cagliari, consulente tecnico nominato dalla Procura della Repubblica per capire se vi fu negligenza da parte degli imputati, stabilì che quelle barriere erano marce, corrose dalla condensa dovuta alle intemperie e alla salsedine che “attaccano” il ferro e lo rendono pericoloso in un arco temporale che va dai tre ai sei mesi. E aggiunse che probabilmente ci fu una scarsa manutenzione da parte della AlgheroInHouse.

Ma secondo i legali della difesa – e questo sarebbe emerso nell’udienza di ieri – ci sarebbe stata una pecca nella fase investigativa che non avrebbe consentito di evidenziare un dato importante: nell’organigramma della società AlgheroInHouse era presente la figura del responsabile tecnico. La persona cioè che avrebbe dovuto supervisionare, nel caso specifico, gli interventi di messa in sicurezza delle balaustre dei bastioni. Un incarico preciso, dunque, che se accertato potrebbe sollevare da responsabilità gli imputati con ruoli dirigenziali che da anni, oltretutto, non erano più in carica. L’organigramma è stato prodotto ieri in aula dagli avvocati Danilo Mattana e Antonello Pais.

Durante l’udienza due operai citati come testimoni hanno riferito che in quel periodo prendevano ordini da un geometra che indicava quali balaustre sostituire. Si tratta ora di capire se sia la stessa persona che l’organigramma della società in house individua come il responsabile tecnico. Nella prossima udienza, a fine gennaio, ci sarà l’esame degli imputati e quasi certamente sarà fatto il nome di questo responsabile tecnico mai chiamato in causa dalla Procura, considerato che il pm Mario Leo aveva iscritto nel registro degli indagati amministratori e dirigenti in carica dal 2009 e che hanno terminato il mandato prima del 2014, anno della tragedia.

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