Abusi su allieva, maestro a giudizio

Una ballerina della scuola di danza sarebbe stata violentata e minacciata quando aveva 14 anni

ALGHERO. Dovrà presentarsi davanti al collegio presieduto da Elena Meloni per affrontare un processo, imputato di accuse terribili: violenza sessuale e minacce ai danni di una ragazzina oggi ventenne ma che all’epoca dei fatti aveva appena 14 anni ed era una sua allieva nella scuola di ballo. Accuse per le quali l’uomo venne anche arrestato e mandato ai domiciliari.

Ieri mattina il giudice dell’udienza preliminare Giuseppe Grotteria ha rinviato a giudizio un 69enne di Alghero accogliendo la richiesta della Procura (l’indagine era stata coordinata dalla pm Maria Paola Asara) e dell’avvocato di parte civile Gavinuccia Arca. L’uomo, difeso dagli avvocati Nicola Satta e Elias Vacca, ha scelto il rito ordinario e quindi sarà giudicato da un collegio al termine del dibattimento. La data di avvio del processo verrà comunicata dal gup il 19 ottobre.

L’inchiesta era partita a novembre del 2019 quando la giovane, che aveva da poco compiuto 18 anni, aveva deciso di liberarsi di quel peso terribile che si portava dentro da quattro anni. E così si era presentata in caserma e aveva denunciato ai carabinieri di Alghero di aver subìto abusi da parte del suo maestro di ballo. L’uomo era finito agli arresti domiciliari con l’accusa di atti sessuali con minore, violenza sessuale e minaccia. Quest’ultimo reato gli era stato contestato dalla pm Asara perché la vittima aveva raccontato di esser stata minacciata di morte e di aver taciuto quella orribile verità per anni proprio per il timore che il maestro le facesse ulteriore male.

L’anno scorso la ragazza era stata sottoposta a perizia all’esito della quale non era emersa alcuna psico-patologia che avrebbe potuto compromettere l’interpretazione della realtà e la capacità di dire il vero. A discutere la perizia davanti al gip, era stata la psichiatra Lorenza Bazzoni incaricata dal giudice di esaminare e poi pronunciarsi sulla personalità della ragazza. La Bazzoni aveva spiegato che la 20enne era in grado di percepire e rappresentare correttamente la realtà e di riferirla. Gli atti erano quindi tornati al pubblico ministero che aveva chiesto il rinvio a giudizio dell’insegnante di ballo.

La giovane aveva ripercorso anche davanti al gip Antonello Spanu – durante l’incidente probatorio – il calvario attraversato in quel periodo della sua vita. Aveva raccontato che quell’uomo l’aveva costretta ad avere rapporti sessuali, che si appartava con lei in posti isolati e le imponeva di fare sesso trasformando la sua adolescenza in un inferno, minacciandola di morte per fermare ogni suo istinto di ribellione, sperando così di passarla liscia. La paura di non essere creduta, di essere derisa o, peggio, di essere ammazzata, le aveva impedito per tanto tempo di denunciarlo.

Poi, diventata maggiorenne e acquisiti coraggio e consapevolezza, aveva scelto di denunciare il 69enne.

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