La Nuova Sardegna

Cagliari

«I commissari delle ex Province continuano a spendere e fanno assunzioni»

«I commissari delle ex Province continuano a spendere e fanno assunzioni»

I Riformatori sardi presentano un esposto alla Corte dei Conti: 23 milioni spesi per il personale

29 agosto 2014
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CAGLIARI. Esposto alla Corte dei Conti da parte dei Riformatori sardi per segnalare l'attività «ordinaria» dei commissari e dei dirigenti delle ex nuove Province di Carbonia Iglesias, Medio Campidano, Ogliastra e Olbia Tempio, soppresse con il referendum regionale del maggio 2012 e oggi governate dai commissari liquidatori che, secondo la legge, devono predisporre tutti gli atti per avviare la chiusura degli stessi enti. Nell'esposto vengono anche indicate alcune delle delibere adottate in tre delle quattro ex Province (Sulcis, Medio Campidano e Gallura) e che riguardano spese «discrezionali che finanziano sagre e addirittura assunzioni».

«Il ritardo non è più tollerabile - ha spiegato l'avvocato Roberto Frongia, del coordinamento regionale del partito, nel corso di una conferenza stampa -. A distanza di oltre due anni non c'è stata nessuna risposta da parte del Consiglio regionale, mentre i commissari continuano ad operare come se nulla fosse sostituendosi agli organi elettivi, anche di fronte agli indirizzi che sono stati dati dalla Giunta regionale nella delibera del 25 giugno scorso».

Il coordinatore regionale dei Riformatori, Michele Cossa, ha ricordato che la stessa magistratura contabile «era stata molto dura sulla scelta di istituire le quattro nuove province. Secondo i dati in nostro possesso - ha detto - Dal 2005 al 2011, la spesa per il personale nelle ex nuove Province passa da circa 2 milioni a circa 23 milioni, mentre nel dettaglio la spesa pro capite a Carbonia Iglesias passa da 0,49 a 44 euro, nel Medio Campidano da 0,34, a 60 euro, in Ogliastra da 7,06 a 73 euro e in Gallura da 3,4 a 48 euro, con un incremento del 42% rispetto a quando gli enti erano solo quattro. Non più tollerabile che si stia calpestando la democrazia - ha concluso Cossa - non crediamo sia soltanto negligenza, ma che ci sia un indirizzo preciso per non toccare nulla».

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