Taglio del bosco a Marganai: quattro condanne

Il Tribunale dà ragione al soprintendente ai beni paesaggistici che aveva bloccato il progetto privo della necessaria autorizzazione

CAGLIARI. Il Gip di Cagliari ha firmato il decreto penale di condanna per chi ha autorizzato il taglio degli alberi di leccio nella foresta del Marganai. Il pubblico ministero Andrea Schirra aveva depositato la richiesta del provvedimento all’ufficio gip e l’aveva fatta notificare ai quattro imputati, cui veniva contestata la violazione delle norme paesaggistiche.

Fra questi c’è il direttore dell’Ente Foreste - oggi Forestas - Antonio Casula, che ha sempre difeso il diritto del comune di Domusnovas di fare legna nel bosco senza che l’intervento avesse ottenuto il nullaosta della Soprintendenza ai beni paesaggistici e architettonici.

L’istanza e quindi la condanna riguarda anche Marcello Airi, un dipendente dell’ente regionale e altre due persone, un funzionario di Forestas e un operatore esterno.

Prima la Procura e poi il Tribunale, insomma, hanno dato ragione al sovrintendente ai Beni paesaggistici Fausto Martino, che aveva fermato le seghe elettriche con un provvedimento del proprio ufficio: non si possono tagliare gli alberi, in un bosco secolare come quello del Marganai, senza alterare il paesaggio. Quindi non si può fare legna e pellet senza il nullaosta del ministero

A denunciare con forza il massacro degli alberi erano state le associazioni ambientaliste dopo che il sito Sardinia Post aveva diffuso immagini significative sull’intervento in corso al Marganai. Preso atto della situazione, s’era mosso il soprintendente Martino. Era stato proprio Martino a informare la magistratura ordinaria mettendo a disposizione dell'allora procuratore capo Mauro Mura gli atti del suo ufficio.

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