Quirra: l’archivio Nato resterà top secret

Nessun documento potrà essere aggiunto nel fascicolo del processo sul poligono in corso a Lanusei

INVIATO A LANUSEI. La risposta, attesa da oltre un mese in Procura, è arrivata il 3 dicembre. Poche righe da Bruxelles firmate dal responsabile legale dell’agenzia Nato Namsa, che da luglio ha assunto il nome di Nspa. «Tutti gli archivi e i documenti appartenenti alla Nspa o detenuti da essa sono inviolabili – si legge –. La Nspa non intende rinunciare all’immunità e alle protezioni concesse in virtù del trattato dell’Atlantico». Nessun atto dell’agenzia Nato può essere estratto, visto, fotocopiato. Compreso quel mucchio di carte che chiedeva dalla fine di ottobre il procuratore Domenico Fiordalisi, per arricchire l’inchiesta sul caso Quirra. Documenti relativi alla gara d’appalto che il ministero della Difesa aveva disposto per monitorare il poligono di Quirra. Un appalto che più volte Fiordalisi ha descritto come sospetto.

«Ho depositato questa lettera in cancelleria – esordisce il procuratore – perché credo che sia molto utile conoscere la risposta dell’agenzia Nato: mi oppone il segreto, impedisce all’accusa di avere accesso agli atti con i quali il ministero della Difesa assegnava l’appalto alla Nato per gestire il monitoraggio del poligono». Il gup non accetta comunque di far entrare il documento nel fascicolo. E così, l’udienza preliminare per il complicato caso Quirra comincia con l’opposizione di un segreto e prosegue sullo stesso filone in almeno due interventi riservati alle 43 parti civili. «In questa vicenda – ha sottolineato, l’avvocato Agostinangelo Marras, che tutela il Comune di Villagrande – non c’è solo un segreto ma tanti e il procuratore lo sa bene, ecco perché dico che ha fatto un’inchiesta coraggiosa. Ma è lo Stato che ha la situazione più anomala: questo è un processo di Stato ma nell’interesse degli stessi imputati. Eppure lo Stato non si è costituito parte civile, ma si è schierato al fianco degli imputati». «Non c’è dubbio che gli imputati fossero consapevoli – ha spiegato l’avvocato Gianfranco Sollai, che tutela gli interessi di alcuni pastori – era un disastro annunciato già dalla nascita del poligono, nel ’56, più grande dell’Europa, non a caso fatto in Sardegna perché ha pochi abitanti e spesso inclini al servilismo. Per noi tutti i ministri e i capi di Stato dovevano essere chiamati qui a rispondere». La difesa di Mura. Ma ieri davanti al gup, la parola passa anche per la prima volta alla difesa, con Francesco Serrau, l’avvocato dell’ex sindaco di Perdasdefogu, Walter Mura, accusato di ostacolo aggravato alla difesa da un disastro e favoreggiamento. «Dopo aver letto gli atti – ha detto in sintesi il legale – continuo a chiedermi cosa ci stia a fare qui Walter Mura. Inizialmente lo stesso procuratore non l’aveva neppure fatto entrare nella vicenda. Mura oggi è qui solo perché il 22 luglio 2011, sulla stampa, il giorno dopo un sopralluogo del procuratore nel cimitero di Perdasdefogu, ha chiesto di rispettare la sacralità dei morti. Il 22 luglio, poi, Mura viene indagato per condotte che in gran parte si erano consumate un anno prima e che nessuno, nemmeno il pm, aveva ritenuto penalmente rilevanti. Le stesse accuse che gli rivolge Mariella Cao curiosamente arrivano solo in un secondo momento. Le affermazioni sulle quali poggiano le accuse a Mura, insomma, sono state recuperate come in una specie di moviola dalla Procura solo a distanza di un anno: una cosa che non ho mai visto in 35 anni di carriera».

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