Ultimo abbraccio al partigiano Varadda
La tappa finale del lungo viaggio di ritorno a casa di Giorgio Sanna di Bitti, morto in battaglia a Tolminski Lom
BITTI. Nel libro Pitzinnos Pastores Partigianos, gli autori dedicano una pagina a “Il vento soffia dove vuole” (Le vent souffle où il veut), capolavoro cinematografico di Robert Bresson. La storia della fuga di un combattente della Resistenza francese da un campo di prigionia nazista. Lo spirito, il vento, non possono essere imprigionati da nessuna forza al mondo. Ieri mattina era questa la consapevolezza, l’anelito che soffiava dolce con il leggero vento primaverile, tra i cipressi, i pioppi del camposanto di Bitti e nei pensieri delle centinaia di persone che hanno accompagnato Giorgio Sanna “Varadda” nell’ultima tappa del suo lungo viaggio di ritorno a casa. Un viaggio durato 70 anni, da quel 28 novembre del 1944, quando il suo corpo cadde in battaglia a Tolminski Lom. Nella giornata dei solenni funerali, nell’abbraccio della sua gente, il paese di Bitti ha evocato un profondo senso di comunità, di intensa riflessione laica e cristiana. L’universale significato del sacrificio e del ritorno a casa di un suo figlio “morto lungo i sentieri impervi della lotta per la conquista della libertà”.
La similitudine tra abnegazione e sacrificio partigiano con quello cristiano emerge con forza già nelle parole del vescovo Mosè Marcia, che durante l’omelia legge un passo della lettera di San Paolo agli Efesini. All’esterno della chiesa di San Giorgio, il presentat àrm del picchetto d’onore della Brigata Sassari e le note del “Silenzio” dalla tromba di Nico Casu. Il corteo funebre ha quindi attraversato il paese di Bitti, immerso in un rispettoso silenzio, giungendo infine al camposanto dove una moltitudine di gente attendeva Joglieddu. Qui la cerimonia religiosa si è fusa con quella laica. Un phatos, un coinvolgimento dell’intera cittadinanza al quale poche volte il paese di Bitti aveva assistito e partecipato con tanta intensità. Lo scoprimento di una targa commemorativa di Nenneddu Sanna, pastore partigianu anche lui, fatta in modo che con l’urna contenente le spoglie di Varadda, ha preceduto gli interventi delle autorità. Alla presenza del sindaco Giuseppe Ciccolini, il presidente dell’Anpi provincia di Nuoro Pietro Dettori ha ringraziato il comune di Bitti e i numerosi enti, associazioni, privati cittadini che si sono adoperati per il rientro di Giorgio Sanna nel suo paese natale. Ha quindi dato lettura delle tante lettere e messaggi provenienti da ogni dove, tra i quali quello del vescovo emerito Pietro Meloni che ha «spiritualmente abbracciato i discendenti del valoroso soldato Giorgio».
È seguita la testimonianza di Marcello Basso del comitato nazionale Anpi e del presidente dell'associazione nazionale Brigata Sassari, il generale Elio Cossu che hanno ricordato anche le migliaia di giovani delle forze alleate che «risalendo la penisola italiana, sacrificarono la vita per liberarla».
Alla presenza delle sezioni Anpi di Aritzo, Dorgali, Orgosolo e Siniscola, lo scrittore Natalino Piras, rivolgendosi idealmente a Joglieddu lo ha ringraziato per «averci, con il suo sacrificio, aiutato a capire i valori profondi della Resistenza e della lotta per la conquista della libertà». Infine, quando attraverso i cipressi del camposanto filtrava una bellissima luce, il tenore Bachisio Pira ha intonato le prime parole di “Bella ciao”. E il canto è diventato un tutt’uno con il vento.