La Nuova Sardegna

Nuoro

Paziente grave senza assistenza

Paziente grave senza assistenza

Un uomo di Birori con diverse patologie non può più provvedere a se stesso

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BIRORI. Quanto i tagli della spesa colpiscono le categorie deboli, le istituzioni sanno essere crudeli e riescono a creare problemi che i cittadini, quelli con una vita, un lavoro e un reddito normali, non sono in grado di risolvere. Gian Paolo Piras ha 50 anni. Gli effetti combinati di una serie di malattie, tra le quali tre come l’anemia mediterranea, il diabete e la cirrosi, tutte in forma grave, lo rendono inabile non autosufficiente, ma soprattutto non gestibile a casa dove non è possibile garantirgli un’assistenza sanitaria e infermieristica continua. Per più di cinque mesi è stato inserito di una struttura di Borore, una casa protetta che garantiva tutto il necessario, dall’assistenza personale a quelle medica e infermieristica. L’inserimento in casa protetta ha però un costo che Gian Paolo Piras non può sostenere. La retta costa 1700 euro al mese. Per cinque mesi ha pagato il comune di Birori. Lo ha fatto finché ha potuto grattando il fondo della disponibilità di risorse destinate a questo tipo di assistenza. Per continuare a garantire una sistemazione dignitosa a un ammalato grave che non può essere tenuto a casa ha chiesto l’intervento della Regione, che però ha risposto picche. Gian Paolo Piras è stato dimesso e mandato a casa. «Lascio immaginare quale assistenza potevamo garantirgli – racconta il fratello, Stefano Piras, – vive da solo e noi non siamo sempre a Birori. Abbiamo fatto tutto il possibile per garantirgli un’assistenza dignitosa, ma non siamo medici né infermieri. Mio fratello ha necessità di un altro tipo di attenzioni che si possono avere sono in una struttura attrezzata con personale capace come la casa protetta». Gian Paolo Piras è stato male. Ha avuto un’emorragia interna ed è stato ricoverato all’ospedale di Nuoro. C’è rimasto per un paio di settimane, giusto il tempo di stabilizzarlo e curarlo. Dopo le dimissioni è stato mandato alla casa protetta di Borore. Per un calo di emoglobina è stato ricoverato di nuovo, questa volta all’ospedale di Bosa: curato e dimesso appena ripreso. Ora è a casa con tutti i problemi ai quali è andato incontro quando era uscito dalla casa protetta di Borore. «È una situazione assurda – dice il fratello –, lo scaricano tutti e noi non siamo in grado di gestire una condizione difficile e uno stato di cose complesso. Non abbiamo gli strumenti per farlo. Per seguirlo serve personale specializzato che garantisca le cure e l’alimentazione corretta. Non capisco il diniego della Regione. In Italia si spendono un sacco di soldi per riportare a casa turisti che si perdono all’estero, ma non si trovano per un ammalato grave». A novembre a Gian Paolo Piras è stata riconosciuta l’invalidità con accompagnamento. L’avrebbe aiutato a pagare la retta della casa protetta, ma finora non ha visto un centesimo. (t.g.t.)

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