La Nuova Sardegna

Nuoro

L’assassino si difende: «La pistola non era la mia»

di Tiziana Simula
L’assassino si difende: «La pistola non era la mia»

Aldo Doa interrogato in carcere dal gip ha sostenuto la tesi della legittima difesa A estrarre l’arma da cui è partito il colpo sarebbe stato Silverio Usai, la vittima

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«La pistola non era mia». A tre settimane dal delitto di cui è accusato, Aldo Doa, 56 anni, ex muratore di Arzana finito a Badu ’e Carros per l’omicidio di Silverio Usai, ucciso con un colpo di pistola alla testa, ha raccontato per la prima volta la sua verità sostenendo la tesi della legittima difesa. Di fronte al gip Nicola Clivio e al sostituto procuratore Nicola Giua Marassi, e assistito dal suo difensore, Marcello Caddori, Doa ha dato la sua versione dei fatti, rispondendo alle domande dei magistrati e spiegando cos’è accaduto quel pomeriggio del 12 aprile nel suo terreno, nella zona industriale di Tortolì, quando tra lui e Silverio Usai è scoppiata una violenta lite, finita con un colpo di pistola. Silverio Usai avrebbe estratto l’arma, lui si sarebbe avventato contro per bloccarlo e nella colluttazione sarebbe partito il colpo mortale. Questo in sostanza il racconto dell’uomo.

Della presenza di quel cavallo nel suo terreno, Doa ha detto di non sapere niente. Sarebbe stato un suo amico a dirglielo. «Informati, fammi sapere di chi è –, gli avrebbe detto Doa – Se rimane lì, evito pure di tagliare l’erba». Insieme allo stesso amico sarebbero andati quel 12 aprile nel suo terreno. Dopo un po’ sarebbe arrivata un’auto con alla guida una donna e un uomo, Silverio Usai e sua moglie. «Ma è tuo il cavallo?», avrebbe chiesto Doa a Usai. E la vittima, secondo il racconto dell’ex muratore, avrebbe risposto in malo modo. Da lì sarebbe nata la discussione, con Doa che gli diceva di scendere dalla macchina e di portarsi via il cavallo. Gli animi si sarebbero scaldati fino a che, Usai, avrebbe estratto la pistola di tasca. Il muratore però lo avrebbe bloccato e nella colluttazione sarebbe partito il colpo che ha ferito a morte il giovane operaio. Doa, che dopo tre settimane di latitanza si è costituito al capo della squadra mobile di Nuoro, Fabrizio Mustaro, ha detto di aver lasciato a terra l’arma del delitto – una pistola calibro 7,65 – prima di fuggire e far perdere le sue tracce. Ma la pistola è sparita. I due sopralluoghi effettuati dalla polizia con il metal detector, non hanno dato alcun esito. Resta dunque il giallo dell’arma. Che qualcuno potrebbe aver portato via prima dell’arrivo della polizia.

Al termine dell’interrogatorio di garanzia, l’ avvocato Marcello Caddori ha chiesto la revoca dell’arresto del suo assistito, o la sostituzione del regime carcerario con gli arresti domiciliari.

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