Riciclaggio di auto, tre finiscono a processo
Secondo l’accusa avevano costituito un’associazione a delinquere che importava i mezzi da Torino
NUORO. Prezzi contenuti, rispetto al modello appena uscito dalla concessionaria, documenti in regola, o almeno in apparenza, usato sicuro, insomma. Sembrava davvero un affarone, quello che avevano concluso undici baroniesi con un un gruppetto di oroseini che gestivano un giro di auto usate provienti dal Piemonte. Sembrava, per l’appunto, perché dopo qualche tempo, la polizia aveva scoperto che a gestire quelle auto era, secondo l’accusa, un’associazione a delinquere vera e propria. Composta da quattro persone, tre delle quali baroniesi, che avevano il preciso obiettivo di ricettare, riciclare, truffare, auto e automobilisti ignari per raggranellare svariate migliaia di euro. I fatti contestati risalgono agli anni che vanno dal 2007 al 2009, ed erano stati scoperti grazie a un’indagine certosina della polizia che aveva trovato, nel corso di alcune perquisizioni, diversi numeri di telaio modificati, documenti falsi presentati alla Motorizzazione, e altre irregolarità. Da lì, gli investigatori avevano ricostruito un traffico di auto rubate che dal Piemonte prendeva la strada della Sardegna, e della Baronia in particolare. Secondo l’accusa, chi aveva l’incarico di portare le auto rubate in Sardegna era il piemontese Claudio Caramellino, che si riforniva dai paesi della prima cintura di Torino. Caramellino, tuttavia, in sede di giudizio abbreviato è stato completamente prosciolto. Gli altri tre finiti a processo per la stessa vicenda, invece, sono i baroniesi Raimondo Casula e Francesco Casula, difesi dall’avvocato Michele Ponsano, e Giovanni Santo Monne, difeso dall’avvocato Francesco Pala. Per loro, l’accusa è rimasta quella di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, alla truffa, alla ricettazione, al falso materiale e ideologico. Gli 11 truffati, ovvero gli acquirenti delle auto, si sono costituiti parte civile e sono rappresentati dall’avvocato Antonella Pedduzza. (v.g.)